In Europa la sfida più complessa

Raffaele Marmo È difficile negare fondatezza e senso politico alla logica cosiddetta "a pacchetto" con la quale Giorgia Meloni, insieme con i...

Marmo

È difficile negare fondatezza e senso politico alla logica cosiddetta "a pacchetto" con la quale Giorgia Meloni, insieme con i ministri degli Esteri Antonio Tajani e degli Affari europei Fitto, punta a gestire la fase finale e più delicata della trattativa con i partner dell’Unione sui dossier più complessi di questi ultimi anni. E poco vale oggi puntare l’indice su questa o quella posizione del passato più o meno recente e sulle inevitabili e ragionevoli contraddizioni che comporta il passaggio dall’opposizione al governo del Paese. Sul campo di Bruxelles, da qui alla fine dell’anno e poi ai prossimi mesi, sono aperte, in più tappe, le partite più controverse dei rapporti tra gli Stati dell’Ue: dalla riforma del Patto di Stabilità al via libera finale al Mes riveduto e corretto, dalla definizione del Bilancio dell’Unione (con la rilevantissima, per noi, voce relativa alla gestione delle politiche migratorie) agli sviluppi delle regole per l’Unione bancaria e per l’armonizzazione dei sistemi fiscali continentali. Il tutto in una stagione nella quale prende le mosse la volata decisiva che dovrà condurre in primavera all’elezione per il rinnovo del Parlamento europeo e, successivamente, della Commissione e dei ruoli di vertice del Consiglio e delle altre e alte cariche del Vecchio Continente. Si comprende bene come i governi degli Stati siano più che guardinghi rispetto a questi passaggi e ai loro esiti. Il successo o l’insuccesso nell’ambito di un negoziato possono condizionare, anche pesantemente, le opinioni pubbliche nazionali, con riflessi significativi sul risultato del voto. Ma se questa è la posta in gioco, per quanto riguarda l’Italia la scelta di una tattica e di una strategia fatte di mosse coordinate i e di obiettivi complessivi finisce per essere la più opportuna e utile non solo per il governo Meloni, ma per il Paese. Il che, d’altra parte, renderà anche più agevole e meno contraddittoria la ratifica dello stesso Fondo Salva Stati da parte di chi lo ha avversato in passato e addirittura ancora oggi.