C’è poco da festeggiare, per le donne italiane. Sono loro, infatti, a essere colpite in modo più pesante dalla crisi economica legata al Covid. I dati, diffusi proprio in occasione della Festa dell’8 marzo, parlano chiaro: che siano imprenditrici o dipendenti, l’altra metà del mondo del lavoro è sempre più penalizzata. La pandemia, infatti, ha impresso una battuta d’arresto alla corsa che stava vivendo da sei anni l’imprenditoria femminile: il bilancio del 2020 certifica un calo dello 0,29% delle aziende guidate da donne, ovvero 4mila attività in meno rispetto all’anno precedente. L’imprenditoria femminile, evidenziano le elaborazioni dell’Ufficio Studi Confesercenti, ha interrotto nel 2020 una corsa che...

C’è poco da festeggiare, per le donne italiane. Sono loro, infatti, a essere colpite in modo più pesante dalla crisi economica legata al Covid. I dati, diffusi proprio in occasione della Festa dell’8 marzo, parlano chiaro: che siano imprenditrici o dipendenti, l’altra metà del mondo del lavoro è sempre più penalizzata.

La pandemia, infatti, ha impresso una battuta d’arresto alla corsa che stava vivendo da sei anni l’imprenditoria femminile: il bilancio del 2020 certifica un calo dello 0,29% delle aziende guidate da donne, ovvero 4mila attività in meno rispetto all’anno precedente. L’imprenditoria femminile, evidenziano le elaborazioni dell’Ufficio Studi Confesercenti, ha interrotto nel 2020 una corsa che proseguiva ininterrotta dal 2014, con una velocità di crescita superiore a quella dell’

imprenditoria maschile.

Il calo delle imprese guidate da donne, è ascrivibile interamente alle regioni del Centro e del Nord (il Mezzogiorno segna +0,26%). Penalizzate di più le imprenditrici giovani, con le aziende guidate da donne under 35 anni (154mila) calate all’11,52% del totale, dal 12,02% del 2019. "Nonostante la sua natura resiliente", l’imprenditoria femminile non è riuscita a sfuggire agli effetti della pandemia, anche "perché - spiega la responsabile nazionale di Impresa Donna, Anna Maria Crispino - le difficoltà poste da lockdown e restrizioni nella dimensione familiare si sono scaricate principalmente sulle donne. Molte imprenditrici, in assenza di una rete di welfare che permetta loro di conciliare vita familiare e lavoro, si sono fermate". Ecco perché, aggiunge, "bisogna fare di più, ripensando gli strumenti di sostegno e creandone di nuovi".

Va addirittura peggio sul fronte dell’occupazione: in Italia si calcolano 402mila lavoratrici (tra 15 e 64 anni) in meno nell’anno scorso. In percentuale è un calo del 4,1%, il doppio della media europea, che ha subito una battuta d’arresto del 2,1%. Lo sottolinea una ricerca della Fondazione studi dei consulenti del lavoro che ricorda come nel 2020 l’Italia, infatti, avrebbe dovuto raggiungere i target previsti dalla Strategia Europa 2020, con un’occupazione femminile al 67% e il miglioramento degli indici di qualità: il Covid ha messo a rischio tutto questo.

Il mix di carichi di lavoro e incombenze familiari, spesso colpevolmente lasciate sulle spalle delle donne, ha creato più difficoltà. Non ha aiutato, spiega un sondaggio promosso dall’Eurodap, neppure lo smart working: è utile e funzionale, ma la mancata interazione con i colleghi, la continua reperibilità e le maggiori distrazioni dalle necessità familiari non hanno aiutato a mantenere i livelli di stress sotto soglia. Quadro difficile confermato anche dall’Unione europea delle cooperative: il 70% di tutti i posti di lavoro persi l’anno scorso apparteneva a donne e la situazione rischia di aggravarsi quando finirà il blocco dei licenziamenti, appena prorogato fino al 30 giugno 2021. Se in passato, infatti, spiega l’Uecoop, la maggiore presenza nel settore dei servizi garantiva alle donne una maggiore capacità di uscire prima dalle crisi, adesso l’emergenza Covid ha stravolto tutti gli schemi: i servizi, dal turismo alla ristorazione, stanno pagando il prezzo più alto.

Il ruolo delle donne registra qualche progresso solo nel mondo delle banche, anche se a rilento. Un’analisi dell’Ufficio studi di First Cisl sui primi otto gruppi bancari del Paese mostra come, negli ultimi 22 anni, la composizione dell’occupazione nel settore si sia riequilibrata, con la componente femminile passata dal 38% al 48%. Ma le differenze sono ancora evidenti più si sale di grado e mansione.

red. eco.