Lunedì 17 Giugno 2024

Ilaria Salis, l’incontro con il padre in carcere: “Se venissero negati i domiciliari per l’Italia sarebbe imbarazzante”

Roberto Salis alla vigilia della nuova udienza a Budapest dove sarà deciso il destino dell’attivista monzese detenuta da più di un anno in Ungheria

Roberto Salis, padre di Ilaria, davanti all'ambasciata italiana a Budapest

Roberto Salis, padre di Ilaria, davanti all'ambasciata italiana a Budapest

“Dopo tutto quello che è successo in Italia, dopo quanto si sono esposte, sarebbe imbarazzante per le istituzioni italiane se domani venissero negati i domiciliari a mia figlia». Lo ha detto Roberto Salis, dopo aver incontrato in carcere sua figlia Ilaria, detenuta a Budapest da oltre un anno con l'accusa di aver aggredito tre militanti di estrema destra. Dopo la visita alla figlia, Roberto Salis si è recato all'ambasciata italiana per un incontro con l'ambasciatore Manuel Jacoangeli. “Ilaria sta bene ed è fiduciosa e speranzosa per l'udienza di domani”, ha aggiunto Salis, defindendo “molto utile” il sostegno e la presenza di parlamentari come Ilaria Cucchi e Nicola Fratoianni, in arrivo nella capitale ungherese. Con nessuna forza politica, spiega il padre di Ilaria, si è parlato di una possibile candidatura alle Europee: “Nessuno me l'ha proposto e non ne ho parlato con Ilaria, ora pensiamo ad avere i domiciliari”.

L’incontro con Ilaria

Un’ora, tanto è durata la visita in carcere alla figlia detenuta da tredici mesi in condizioni disumane, a detta dell’attivista 39enne, che alla prima udienza in tribunale a Budapest era arrivata incatenata. ““L'ho trovata bene – fa sapere il padre – e meno pallida, per quanto lo possa essere una persona che passa 23 ore in cella ogni giorno».

La richiesta

Nel pomeriggio è previsto l’incontro con gli avvocati che domani presenteranno la richiesta di scontare i domiciliari in Ungheria e già nella stessa udienza potrebbe arrivare la decisione del giudice. “Speriamo decida già domani - ha spiegato Salis - ma potrebbero volerci anche tempi più lunghi. Io comunque combatto e non mi arrendo, c'è mia figlia in ballo, i domiciliari in Ungheria comunque sono un mezzo per ottenere il vero fine, cioè portarla in Italia, anche se le intromissioni del governo ungherese ci preoccupano”

Il timore

"Domani - ha concluso- mi aspetto di non vederla in aula nello stesso modo dell'altra volta, mi hanno detto che le misure saranno un pò allentate”