Martedì 23 Luglio 2024
RICCARDO JANNELLO
Cronaca

Il massacro di Giulia. La ferocia del killer: : "L’ho colpita 13 volte, guardavo i suoi occhi"

Il verbale della confessione davanti al gip: "Lei voleva vivere senza di me". Il 15 luglio l’udienza preliminare. La famiglia Cecchettin: vogliamo giustizia.

Il massacro di Giulia. La ferocia del killer: : "L’ho colpita 13 volte,  guardavo i suoi occhi"

Il massacro di Giulia. La ferocia del killer: : "L’ho colpita 13 volte, guardavo i suoi occhi"

Parole feroci, tremende, quelle che Filippo Turetta ha pronunciato il primo dicembre nel carcere di Montorio davanti al pm di Venezia, Andrea Petroni, e ora rese note da ’Quarto Grado’. Parole che sintetizzano quello che è accaduto l’11 novembre 2023 in una frase: "Ho ucciso Giulia Cecchettin perché era ingiusto vivesse senza di me". La procura come noto ha chiesto il giudizio per il ventiduenne di Torreglia – studente, come la sua coetanea ed ex fidanzata, di ingegneria biomedica all’università di Padova – per omicidio volontario aggravato da premeditazione, crudeltà e legame affettivo, e inoltre sequestro di persona, occultamento di cadavere e porto d’armi.

I TEMPI DEL PROCESSO

La prima udienza davanti al gup, Claudia Ardita, è fissata il 15 luglio; potrebbe bastare per richiedere il rinvio alla Corte d’Assise che potrebbe riunirsi già a fine settembre. I difensori del giovane, Giovanni Caruso e Monica Cornaviera, studiano le strategie per evitare a Turetta l’ergastolo. Sembra sia sempre più probabile la richiesta di perizia psichiatrica che incombe sui fatti fin dal primo momento.

IL RACCONTO DEL KILLER

Filippo Turetta nel suo racconto di nove ore al pm ha usato parole molto cruente. Dopo che lui e Giulia si sono visti al centro commerciale di Marghera, Filippo ha guidato fino al parcheggio di via Aldo Moro a Vigonovo, 150 metri da casa della ragazza, dove c’è stato il primo assalto. "Volevo – racconta – darle un regalo, una scimmietta mostriciattolo. Con me avevo uno zainetto che conteneva altri regali: un’altra scimmietta di peluche, una lampada piccolina, un libretto d’illustrazione per bambini. Lei si è rifiutata di prenderlo. Abbiamo iniziato a discutere. Mi ha detto che ero troppo dipendente, troppo appiccicoso. Voleva andare avanti, stava creando nuove relazioni, si sentiva con un altro ragazzo". Filippo non ha resistito, ha urlato che "non era giusto", che "senza di lei si sarebbe suicidato".

IL TENTATIVO DI FUGA

Giulia è uscita dall’auto, mandandolo a quel paese e gridandogli "sei pazzo, lasciami in pace". E qui compare il primo coltello, tenuto da Turetta nella borsa dietro il suo sedile: "L’ho rincorsa, l’ho afferrata per un braccio. Lei urlava ‘aiuto’ ed è caduta. Mi sono abbassato su di lei, le ho dato un colpo sul braccio, il coltello si è rotto subito dopo. Allora l’ho presa per le spalle mentre era per terra. Lei resisteva. Ha sbattuto la testa. L’ho caricata sul sedile posteriore". Ha messo in moto, Filippo, guidando verso una zona più "sicura" che lui aveva ispezionato nei giorni precedenti: l’area industriale di Fossò a quattro chilometri di distanza.

L’AGONIA DI GIULIA

"Lei urlava, mi diceva di fermarmi, si teneva la testa e io – confessa Turetta – prima l’ho strattonata e poi ho provato a metterle del nastro adesivo sulla bocca. Lei si è liberata, è scesa dall’auto e ha cominciato a correre". Una corsa breve, barcollante per la ferita alla testa che sanguinava. Appare un altro coltello e appena raggiunta Filippo comincia a colpire la sua vittima: "La guardavo negli occhi, le ho dato, non so, una decina, dodici, tredici colpi, al collo, alle spalle, sulla testa, sulla faccia e poi sulle braccia", ma in realtà le ferite contate dall’autopsia che hanno portato al dissanguamento sono 75. L’ultima sull’occhio. Giulia è esanime e da Fossò inizia l’ultima allucinante corsa verso il lago di Barcis dove Filippo getterà il cadavere che giace sul sedile posteriore.

LA FUGA IN GERMANIA

"Non ho avuto il coraggio di uccidermi – dice Filippo al pm -, lo volevo fare almeno due volte, ma ho pensato ai miei genitori: ho sentito su internet che chiedevano che io tornassi a casa". Fuggendo verso la Germania ha mangiato solo patatine e biscotti che aveva con sé e si è cambiato i vestiti con una scorta che aveva in macchina. "I soldi che avevo li ho spesi solo per la benzina". Una settimana dopo, il 18 novembre, si è arreso nei pressi di Halle: la stessa mattina era stato trovato il cadavere di Giulia nel dirupo. Dalle indagini appare che il giovane la spiasse con un’applicazione sul cellulare e stalkerizzasse lei e la sorella Elena. Aveva fatto anche ricerche sul nastro isolante e su altre modalità poi messe in atto nell’omicidio e nella fuga.

LA FAMIGLIA DELLA VITTIMA

Per ora la reazione della famiglia è in una dichiarazione molto neutra del legale dei Cecchettin, l’avvocato Stefano Tigani: "Io preferisco concentrarmi sul processo, per me conta solo l’accertamento della verità e che sia fatta giustizia per la dolce Giulia".