Lunedì 17 Giugno 2024
ANTONIO TROISE
Cronaca

Il governo attacca Lagarde "Bruciati miliardi in un’ora, è follia"

Salvini e Crosetto contestano la Bce: "Certe scelte andrebbero meditate e spiegate". Giorgetti stoppa il Mes

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di Antonio Troise

Rieccolo, il Mes, il Meccanismo Europeo di Stabilità. Una linea di prestiti fino a 500 miliardi che può essere attivata per i paesi del Vecchio Continente in difficoltà. A innescare la mina è stata la presidente della Bce, Christine Lagarde. Poche parole lette da tutti come un richiamo al nostro Paese: "Dopo il via libera da parte della Corte Costituzionale tedesca, è rimasta solo l’Italia a non approvare il programma. Speriamo che lo faccia a breve". Anche perché, visto dall’istituto centrale di Francoforte, la ratifica "avvicinerebbe l’obiettivo di completare l’unione bancaria".

Ma la mossa della Bce rischia di creare un nuovo fronte di polemiche fra Roma e Bruxelles. Nei giorni scorsi era già stato riaperto il fronte del price cap europeo sul gas, fortemente voluto dall’Italia ma osteggiato da alcuni dei soci fondatori dell’Unione, come la Germania e i Paesi nordici. Ieri, a far salire ulteriormente il termometro della tensioni, la decisione presa dalla Bce di aumentare di mezzo punto i tassi di interesse promettendo ulteriori ritocchi all’insù nei prossimi mesi. Una vera e propria stangata per un Paese come l’Italia che ha accumulato un debito di oltre 2500 miliardi di euro e che deve, ogni mese, approvvigionarsi sul mercati europei.

"Non ho capito il regalo di Natale che la presidente Lagarde ha voluto fare all’Italia", ha commentato senza peli sulla lingua il ministro della Difesa Guido Crosetto. E per far capire meglio il suo pensiero, pubblica un grafico che mostra la netta caduta del prezzo di un Btp di prossima scadenza: "Per chi non avesse capito l’effetto di decisioni prese e comunicate con leggerezza e distacco" è il commento. E il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini rincara la dose: "È incredibile, sconcertante e preoccupante che mentre c’è un governo che sta facendo di tutto per aumentare stipendi e pensioni e tagliare le tasse, la Bce, in un pomeriggio di metà dicembre, approvi una norma che brucia miliardi di euro di risparmi in Italia e in tutta Europa facendo schizzare lo spread. Certe scelte dovrebbero essere meditate e spiegate. Un approccio quantomeno discutibile".

Uno scontro che era nato già il giorno prima, con i rilievi critici della Ue su uno dei cavalli di battaglia dell’esecutivo di centro-destra, l’innalzamento del tetto dei pagamenti in contante e per quelli con il Pos. A completare il quadro arriva infine la nuova mina del Mes, che sembrava essere stata archiviata dopo la parentesi del Covid e che, di fatto, consentirebbe all’Italia di accedere ad un finanziamento di 37 miliardi a tassi di interessi vicini allo zero. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che non solo aveva rilanciato la palla al Parlamento, chiedendo un voto sulla ratifica del trattato, ma aveva anche mostrato le sue perplessità su uno strumento "datato". Sulla stessa linea anche Luca Ciriani, ministro dei Rapporti con il Parlamento. Di tutt’altro avviso il Pd: "La Lagarde ha dato la sveglia al governo, il tempo della melina è finito", sentenzia il responsabile economia, Antonio Misiani. Vanno all’attacco anche gli esponenti di Italia Viva, a partire dal leader, Matteo Renzi: "Dire no al Mes significa andare contro gli interessi degli italiani".

In realtà nessun Paese finora ha utilizzato quelle linee di credito. Quindi, un eventuale ricorso equivarrebbe di fatto a dichiarare una situazione di dissesto. Ma c’è di più. Per ricevere i fondi lo Stato deve accettare un piano di riforme. Parola che, nel dizionario europeo, spesso è stata sinonimo di "sacrifici", come quelli che a suo tempo furono imposti alla Grecia. Ma nell’ultimo regolamento del Mes, approvato qualche mese fa, la Commissione ha annunciato che non sarà applicata la cosiddetta "sorveglianza rafforzata". Ma dalle parti di Palazzo Chigi, gli impegni verbali di Bruxelles non sono sufficienti per fugare vecchie e nuove diffidenze.