Giorgio Triani No vax, no Green pass e razza varia di combattenti la "dittatura sanitaria" sono in gran parte 4050enni. I più permeabili alla propaganda antivaccinale e più in generale al richiamo libertario della foresta. Un liberi tutti che muove dalla certezza di un complotto globale che mira a "tracciare" i cittadini, a silenziare il popolo. È ormai acquisito che la...

Giorgio

Triani

No vax, no Green pass e razza varia di combattenti la "dittatura sanitaria" sono in gran parte 4050enni. I più permeabili alla propaganda antivaccinale e più in generale al richiamo libertario della foresta. Un liberi tutti che muove dalla certezza di un complotto globale che mira a "tracciare" i cittadini, a silenziare il popolo.

È ormai acquisito che la diffusione di queste idee in molti casi da terrapiattisti – tipo il chip che verrebbe inoculato con il vaccino – abbia luogo privilegiato in Facebook e WhatsApp. Ma per quali ragioni è la mezza età la più esposta alle fake news? Perché è la parte di popolazione in cui l’analfabetismo digitale, che in Italia è elevato ad ogni età (siamo al quartultimo posto in Europa), è molto diffuso, soprattutto fra i meno scolarizzaati. I 4050enni non sono cresciuti, come i 2030enni, con Internet, ma con la tv commerciale. Si sono formati nel contesto di una cultura consumista opulenta e sempre più spoliticizzata. Al posto dei partiti Drive In e la "Milano da bere".

Solo da un paio d’anni l’idealismo politico, per mano dei giovanissimi (la generazione Z), si è ripreso da un sonno quasi trentennale. Ma su tematiche nuove (crisi ambientale e cambiamento climatico). I 4050 enni sono tornati invece in piazza perché si sentono in pericolo. Di perdere il lavoro in primo luogo: per questo da sinistra e destra attaccano i sindacati. Consapevoli di non avere le competenzestrumenti dei 30enni (i millennial) ma nemmeno la saggezza dei 6070enni (i boomer) per affrontare il cambiamento epocale, tecnologico che il Covid-19 ha accelerato. Per questo scendono in piazza anche in modo violento.

Capirne le ragioni – che non significa giustificarle – è la premessa indispensabile per ribadire quanto sia urgente abilitare e allineare cultura e competenze personali e professionali all’ecosistema digitale che si sta velocemente configurando.