Sabato 13 Aprile 2024

Ha ucciso il padre violento. Makka e quel diario pieno di rabbia: "Uomini così meritano l’inferno"

La 18enne scriveva dei maltrattamenti che lei e la madre subivano in casa. Sequestrate quelle pagine "Chi lo troverà capirà. O sarò morta io, o sarà morto lui". La ragazza al giudice: non avevo mai osato sfidarlo.

Ha ucciso il padre violento. Makka e quel diario pieno di rabbia: "Uomini così meritano l’inferno"

Una foto di Makka diffusa su un suo profilo social

Per il garbo con cui serviva a tavola i clienti nel migliore ristorante di Nizza Monferrato la chiamavano "angelo". Ma ha visto l’inferno e spera che lì "brucino tutti gli uomini". I "maschi tossici", come suo padre. Ucciso venerdì scorso con una coltellata alla schiena e l’altra alla pancia dopo anni di maltrattamenti nei confronti della mamma e delle due figlie femmine. Makka Sulaev cercava una via di uscita.

Sarà accusata di omicidio e il suo avvocato farà l’equilibrista sapendo che la legittima difesa è un miraggio, ma il primo a commuoversi è stato il giudice che avrebbe potuto mandarla in carcere e non lo ha fatto. "Non avrei mai neanche immaginato di portare via la vita a una persona, ma preferisco portarla via a quel coglione prima che lui porti via l’unica ragione della mia vita, cioè mia madre. Chi troverà questo scritto capirà, o io sarò morta, o sarà morto lui. Ho paura che i miei fratelli maschi copino il comportamento di mio padre. Io amo la famiglia, è la mia vita, io non so come farò senza".

Come riporta La Stampa, questa ragazza di 18 anni prima di diventare assassina ha riempito in corsivo quattro fogli di diario sequestrati dai carabinieri nella casa della famiglia cecena che dieci anni fa ha ottenuto l’asilo politico in Italia e si è stabilita a Nizza Monferrato. Solo le ultime parole sono un grido in maiuscolo: "Maschi tossici, mi fate schifo e siete la rovina di tutto e il motivo per il quale il mondo va a puttane". Nata a Grozny, musulmana, cresciuta in Italia. Una piccola creatura distrutta in jeans e Hjiab nero che piange davanti al gip Riccardo Ghio. Il giudice legge quei fogli e capisce, forse non tutti i maschi devono bruciare all’inferno. Niente carcere.

Makka resterà agli arresti domiciliari per la durata delle indagini preliminari nella comunità protetta dove è stata accolta dopo il delitto. Forse potrà continuare a studiare a distanza. "Sofferenze che nemmeno si possono immaginare" dice Massimiliano Sfolcini, il suo avvocato. E un pentimento vero che non può fare pace con la rabbia, un cortocircuito per tutti: non voleva ammazzarlo, solo difendere la mamma. L’uomo che le ha dato la vita, al quale l’ha tolta con un coltello da cucina di 30 centimetri. Lo colpisce e lo vede morire, impietrita vicino ai carabinieri ai quali confessa subito. In attesa dei soccorsi Akyad Sulaev, 50 anni, cerca di tamponare le ferite con una maglietta.

"Non avevo mai osato affrontarlo – spiega al giudice sua figlia - né oppormi a lui. Ma i maltrattamenti duravano da tempo, perché fanno parte della sua cultura, del modo di intendere i rapporti con le donne". Natalia, la mamma, lavora come lavapiatti e si fa anticipare lo stipendio per mandare i figli in gita, perché non si sentano diversi. È lei, assieme alla figlia maggiore che studia e fa la cameriera, a portare i soldi a casa. Il marito sparisce per giorni, passa da un lavoro all’altro. L’ultimo, anche questo come lavapiatti in un ristorante, lo ha trovato lei e osa rimproverarlo quando giovedì si licenzia. "Quando vengo a casa ti uccido, come ti permetti" scrive l’uomo in un messaggio. E Natalia avverte la figlia: "Tuo padre è furioso". Anche l’altra ragazza di 14 anni e i due maschi di 12 e 13 sanno come vanno a finire certe questioni di famiglia. "A volte – scrive Makka nelle quattro pagine di diario - prende mia madre, la trascina di fronte ai miei fratelli e insegna loro come si tratta una donna. Quando vostra moglie vi risponderà o si comporterà male dovrete prenderla così, come fa papà. Io non ce la faccio più e lo ammazzerò. Lui ci impedisce qualsiasi libertà di movimento e di relazioni". Non lo chiama mai papà.