Il generale Luzi: "All’estero ci apprezzano. Teniamo alta la guardia contro il terrorismo"

Il comandante dell’Arma: dopo l’arresto di Messina Denaro continua la lotta alla mafia. "Non solo Africa, Balcani e Medio Oriente: siamo presenti in più di 70 Paesi. Per fermare la violenza di genere abbiamo 700 marescialli e brigadieri specializzati"

Generale Teo Luzi, comandante generale dei carabinieri

Generale Teo Luzi, comandante generale dei carabinieri

Roma, 22 dicembre 2023 – Generale Teo Luzi, comandante generale dei carabinieri, quali sono i risultati conseguiti dall’Arma nell’anno che si chiude?

“Il 2023 è stato un anno di grande impegno. Con le altre Forze di Polizia abbiamo fatto il massimo per garantire la sicurezza degli italiani. Sono state implementate le relazioni con polizie estere, l’andamento dei reati è sotto controllo e la sicurezza è complessivamente migliore rispetto a tanti Stati europei. È stato scoperto il 96% dei 320 omicidi (che sono molti di meno di quelli consumati nella sola città di New York). Siamo però consapevoli che la percezione della sicurezza da parte dei cittadini resta critica. Il 2023 è stato anche un anno straordinario nella lotta alla mafia, iniziato il 16 gennaio con la cattura di Matteo Messina Denaro, proseguito con l’arresto di oltre 500 mafiosi e il sequestro di circa 600 milioni di beni illecitamente accumulati. Ricordo che nell’anno sono rimasti feriti in servizio 1.700 carabinieri. La disponibilità del governo di assegnare importanti risorse finanziarie per il rinnovo del contratto del personale contribuirà a elevare la motivazione nello svolgimento del servizio”.

Anche il web è teatro di frequenti reati.

“Per questo abbiamo costituito una rete nazionale dedicata alle investigazioni informatiche, incluse quelle nel dark web o in siti criptati”.

La tensione internazionale ha alzato il livello di allarme nelle missioni all’estero?

“L’Italia gode all’estero di grande considerazione, frutto anche dell’impegno nella costruzione della pace da parte delle nostre Forze armate in contesti internazionali fortemente critici. Questo abbassa la soglia di rischio. Tuttavia insieme con le altre componenti della sicurezza abbiamo elevato la capacità difensiva e di prevenzione...”.

Che compiti svolgono i due ufficiali dell’Arma inviati a Gerusalemme?

“Si tratta di due colonnelli esperti della questione arabo-israeliana. Svolgono un’attività di intermediazione tra le polizie palestinese e israeliana, a supporto del Comando statunitense che opera come coordinatore per la sicurezza tra Israele e l’Autorità palestinese.L’’Arma gode di grande considerazione perché da oltre nove anni è impegnata a Gerico nell’addestramento delle forze di polizia dell’Autorità Nazionale Palestinese. Ad oggi abbiamo formato oltre 4.800 operatori”.

I carabinieri in quante missioni estere sono presenti oggi e con che compiti?

“A sostegno dell’azione diplomatica italiana, abbiamo rapporti di collaborazione con polizie di 73 Paesi. Siamo fisicamente presenti in 16 missioni, che spaziano dal Cile al Messico, dai Balcani al confine est europeo, dal Niger alla Somalia, dalla Libia all’Iraq. Abbiamo stretti legami con gendarmerie di Paesi essenziali per la politica energetica italiana, tra cui Algeria e Qatar. Inoltre, sono circa 400 i carabinieri che svolgono sostegno a forze di sicurezza locali. Ad esempio in Kosovo, dove nell’ambito della missione Nato opera un nostro Reggimento che favorisce il dialogo tra le etnie albanese e serba. O in Iraq dove addestriamo la polizia federale. Sono collaborazioni che portiamo avanti anche in Italia, a Vicenza, presso il Centro di Eccellenza per la Polizia di Stabilità: qui, a partire dal 2005, abbiamo addestrato circa 14.000 dirigenti di polizia di oltre cento Paesi. Altri 500 carabinieri presidiano le Ambasciate italiane per le esigenze di sicurezza”.

C’è un pericolo effettivo di terrorismo arabo-palestinese in Italia?

“La minaccia è alta anche se ora non ci sono specifici elementi di allarme. Il dispositivo di prevenzione, che coinvolge tutte le componenti del sistema di sicurezza nazionale, è ben preparato per intercettare eventuali segnali di minaccia. Il nostro livello di attenzione, in particolare da parte del Ros, è molto elevato. Si va dal ‘pattugliamento su internet’ alle unità antiterrorismo sul terreno e non viene sottovalutato il rischio di possibile attivazione di ‘lupi solitari’. Per quanti sforzi si possano fare, rimane comunque sempre un margine di imprevedibilità”.

Cosa nostra è ridimensionata dopo l’arresto e la morte di Messina Denaro?

“Messina Denaro rappresenta l’ultimo esponente di spicco della stagione stragista dei Corleonesi, catturato con uno straordinario impegno investigativo di Magistratura e Forze di Polizia. Il successo del Ros chiude una pagina, ma non abbassa l’attenzione su Cosa nostra siciliana e sulle altre mafie, anche attraverso l’ aggressione dei patrimoni illeciti. Cosa nostra, insieme alla ‘ndrangheta, resta un’organizzazione molto pericolosa e, pur ridimensionata, ha cambiato modello comportamentale. Punta a gestire l’economia del territorio senza ricorrere necessariamente alla violenza”.

Quali sono le regioni del Nord Italia più inquinate dalle cosche?

“Ci sono aree del centro-nord nelle quali l’attività delle mafie è dimostrata con sentenze definitive. Penso alle nostre operazioni ‘Minotauro’ in Piemonte e ‘Aemilia’ in Emilia Romagna dove, insieme alle Procure Antimafia, sono stati svelati forti intrecci mafiosi. È necessario sviluppare una nuova cultura nella società civile, per alimentare la consapevolezza che il condizionamento delle cosche è presente anche dove non si spara. Non ci sono zone franche”.

Per recuperare alla legalità zone degradate come Caivano cosa serve oltre alle operazioni di carabinieri e polizia?

“I carabinieri operano a Caivano con una Compagnia. L’azione di contrasto rappresenta un momento importante, ma non sufficiente, per riportare le aree degradate a condizioni dignitose. Per questo si deve investire, come si sta facendo, nel rafforzare la prevenzione e la socialità. Questo è compito di tutti gli attori intermedi della società civile: enti territoriali, scuola, parrocchie, associazioni. Il Decreto Caivano è un ottimo punto di partenza”.

Quali sono i reati comuni che oggi più preoccupano?

“Oggi abbiamo che fare col frequente fenomeno dei femminicidi, riguardo al quale c’è sempre maggior consapevolezza che rappresenti una sconfitta sociale. L’Arma in questo settore ha fatto molto, avviando anche una campagna di formazione del proprio personale. Sono oltre 700 i marescialli e brigadieri specializzati nel contrasto della “violenza di genere”. Presso le caserme sono state realizzate 175 “stanze rosa” dedicate all’ascolto protetto delle vittime e dei loro figli. Gli altri reati che preoccupano la popolazione sono furti, rapine e scippi, spesso connessi con la diffusione di droghe. Con le altre Forze di polizia abbiamo in atto piani coordinati per la prevenzione. Uno dei fenomeni più odiosi e al quale ci stiamo dedicando con forza è quello delle truffe agli anziani contro cui svolgiamo anche campagne di sensibilizzazione”.

Come si educano i giovani sul concetto di legalità?

“L’Arma porta avanti un programma di diffusione della cultura della legalità nelle scuole e in altri luoghi di aggregazione giovanile. Due temi sono centrali: l’uso di stupefacenti e dell’alcol, sempre più diffusi. Nei quartieri più disagiati di alcune città, penso a Scampia di Napoli o allo Zen di Palermo, le nostre stazioni, che vivono sul territorio, sostengono anche le associazioni di zona o le parrocchie per togliere i ragazzi dalla strada. Facciamo pure educazione stradale e ambientale. La tematica della legalità viene proposta anche con gli atleti dei nostri centri sportivi, come persone da emulare, perché lo sport è fatto di regole e sacrificio”.

Quale ruolo hanno i Carabinieri nella tutela dell’ambiente?

“Con l’unificazione dell’Arma con il Corpo Forestale i carabinieri sono diventati la maggiore forza di polizia ambientale del mondo. Tuteliamo gli ecosistemi e la biodiversità. Abbiamo anche costituito un Centro di eccellenza ambientale a Sabaudia, sotto egida Onu, per sostenere i Paesi in via di sviluppo. E collaboriamo con la Fao per combattere la desertificazione e favorire le coltivazioni alimentari”.

Se vuoi iscriverti al canale WhatsApp di Qn clicca qui