Matteo Massi Per sua fortuna se ne è andato diciassette anni fa, altrimenti chissà che avrebbe detto Sir Brian Clough di fronte all’idea di una Superlega. Clough, per chi non lo conoscesse, era il manager del Nottingham Forest. Quarant’anni fa la sua storia, che poi assomiglia a una favola, diventò più famosa di quella del suo illustre concittadino (della fantasia) di allora: Robin Hood. Lui non rubò ai...

Matteo

Massi

Per sua fortuna se ne è andato diciassette anni fa, altrimenti chissà che avrebbe detto Sir Brian Clough di fronte all’idea di una Superlega. Clough, per chi non lo conoscesse, era il manager del Nottingham Forest. Quarant’anni fa la sua storia, che poi assomiglia a una favola, diventò più famosa di quella del suo illustre concittadino (della fantasia) di allora: Robin Hood. Lui non rubò ai ricchi, per dare ai poveri. Anche se una certa vis polemica contro il sistema l’aveva (e anche contro la Juve). Lui regalò la fama e la gloria a una squadra di calcio che nel giro di quattro anni passò dalla seconda serie inglese, campionato reietto, a vincere lo scudetto e due volte la Coppa dei Campioni.

Sono passati quarant’anni da quel Nottingham e al di là della consueta frenesia nell’etichettare come favole le provinciali che fanno un bel campionato e magari si qualificano pure in Europa (l’Atalanta e il Sassuolo di turno), ma alla fine non lo vincono; sogni così che si materializzano, come quello del Nottingham, nel mondo del pallone non tornano più.

L’occhio che volge al passato è volutamente nostalgico e anche un po’ malinconico, perché quel pallone lì, molto più nervi, sangue, tibie e immaginazioni che spesso andavano al potere, non c’è più da un pezzo. D’altronde, a parte Maradona che fece vincere due scudetti al Napoli, negli ultimi 35 anni in Italia hanno interrotto l’alternanza delle grandi solo il Verona e la Sampdoria che avevano in panchina due personaggi stile Clough. Anche se l’ego di Osvaldo Bagnoli e quello di Vujadin Boskov erano decisamente meno accentuati, ma evitavano accuratamente di propinarci le frasi di circostanza che ogni maledetta domenica, come una tortura cinese, risuonano nelle nostre case. La volontà di imprimere nel calcio, come nel cinema, lo scontro solo tra Titani, avrà l’effetto “Godzilla vs. Kong“: tutto bello, perfetto, tutto patinato, tutto così colossale, tutto da guardare seduti in poltrone ergonomiche e con i pop corn. Ma tutto sempre meno umano. E forse (anche) reale.