Lunedì 22 Luglio 2024
ANTONELLA COPPARI
Cronaca

Le elezioni in Francia viste dall’Italia: “Per Meloni un’altra spinta verso i popolari europei”

Orsina (Luiss): il vento di destra soffia ancora, ma la chiamata alle armi è servita

Giorgia Meloni e Marine Le Pen (Ansa)

Giorgia Meloni e Marine Le Pen (Ansa)

Roma, 8 luglio 2024 – Professore Giovanni Orsina, si aspettava un risultato così deludente per Marine Le Pen?

“Se le proiezioni dovessero essere confermate, la risposta alla sua domanda sarebbe no, non me lo aspettavo – dice il direttore della School of Government della Luiss –. Come tutti, in questi giorni ho letto sondaggi che andavano in una direzione molto differente, anche se era evidente già da qualche giorno che il Rassemblement avrebbe mancato la maggioranza assoluta, e di parecchio. Né potevo correggere i sondaggi “a naso”, visto che non vivo in Francia”.

Dunque? Macron ha vinto la scommessa?

“Ha vinto la prima parte della scommessa, e non è affatto poco: mostrare con chiarezza, attraverso il meccanismo elettorale del voto nazionale, diverso da quello del voto europeo, che se il Rassemblement a inizio giugno aveva preso il 31%, questo voleva dire che dall’altra parte c’era il 69%. Dopodiché, questa scommessa non è riuscito a vincerla con l’alleanza centrista, ma ridando spazio a una sinistra eterogenea, una parte almeno della quale gli è fortemente ostile. Ad ogni modo, oggi la decisione di sciogliere l’Assemblea appare senz’altro molto meno temeraria di quanto non sia apparsa dalla sera delle elezioni europee fino a ieri. Da questo punto di vista, Macron ha senz’altro vinto. Dobbiamo vedere adesso se si riesce a formare un governo e con quale maggioranza”.

Ecco: quale scenario prevede?

«Non ci provo nemmeno, a fare previsioni. Davvero troppo complicato. Mi limito a notare che, stando alle proiezioni, fra sinistra e centro dovrebbe esserci un certo margine».

La chiamata alle armi ha funzionato.

«È ben evidente che ha funzionato. Basti pensare alla partecipazione, molto elevata. Chiaramente, il riflesso di difesa repubblicana, che ha pesato tante volte in passato, pesa ancora. Il processo di de-diabolisation del Rassemblement ha fatto molto, ma non è ancora sufficiente. Immagino che a questo punto si imponga una riflessione anche nel club-Le Pen».

Quale riflessione impone questo voto alla premier italiana?

«Per Meloni è un’altra spinta verso i popolari, dopo la formazione del nuovo gruppo dei patrioti promosso da Orbán e l’uscita di Vox dal gruppo dei conservatori. Una spinta che i popolari farebbero bene ad assecondare, visto che il Rassemblement è sì andato male rispetto alle aspettative, ma il vento di destra continua a soffiare molto forte».

Il ribaltone è la forza de-radicalizzante del secondo turno, come dicono alcuni costituzionalisti?

«Sì, certamente. Il doppio turno tende a sottorappresentare i partiti estremi. Un caso come questo, con un partito-paria contro il quale si coalizzano tutti gli altri, è un caso da manuale. Resta ovviamente il fatto che la coalizione del secondo turno è una coalizione in negativo, non in positivo. Quindi formare un governo sarà tutt’altro paio di maniche».

Quali saranno le conseguenze in Europa di questo risultato?

«Intanto sappiamo quali non saranno le conseguenze. Non ci sarà un governo Bardella, e già questo vuol dire molto. Dopodiché, dovremo vedere che tipo di governo e di maggioranza Macron riuscirà a mettere in piedi. Mi sembrerebbe azzardato dire che il Presidente francese oggi sia forte, ma certamente è molto meno debole di quanto non fosse ieri. Se dovesse riuscire a risolvere il problema del governo, potrebbe giocare il gioco europeo con qualche carta in più. Poi bisognerà capire come si collocherà il Rassemblement in Europa, a questo punto».