Educhiamo i cittadini alla legalità

Canè Se fosse un fenomeno a macchia di leopardo, sarebbe tutto più facile: avremmo qualche Bronx da bonificare in un quadro...

Canè

Se fosse un fenomeno a macchia di leopardo, sarebbe tutto più facile: avremmo qualche Bronx da bonificare in un quadro complessivamente tranquillo. Ma se ci guardiamo attorno vediamo che il problema criminalità si estende a macchia d’olio, nelle grandi città, come nelle medie o nei piccoli centri. La cronaca parla chiaro. Anzi, nero. Violenze, aggressioni, omicidi: l’età media si abbassa con un boom di baby reati nel post Covid, mentre le fasce etniche e sociali si allargano: sbarchi di massa, crisi economica. Perché tutto questo succede lo sappiamo, lo vediamo. Vediamo anche lo Stato non abbassa la guardia aumentando la presenza dell’esercito a fianco delle forze dell’ordine. Cresce il bisogno di sicurezza, cala per fortuna la lettura della "realtà percepita". Nessuna percezione: i pericoli esistono sul serio, all’alba fuori da una discoteca, come all’uscita di scuola. Allora, più divise, più controlli, più severità. Giusto. Ma non basta: serve più educazione. Vero. A scuola, ovviamente, e in famiglia, ammesso che i genitori non siano come e peggio del loro piccolo delinquente. Allora? Allora torniamo nel Bronx. "Tolleranza zero", predicò e applicò negli anni ‘90 a New York il sindaco Giuliani: che non significa punire solo i crimini, ma anche sanzionare in proporzione semplici violazioni sociali. La teoria "della finestra rotta": un danno lieve, ma se non l’aggiusti, alla lunga si è autorizzati a pensare che vada bene così, che ne vadano bene anche due o tre. Che significa? Significa che non si deve tollerare chi non paga la metro, chi imbratta i muri, la violenza complice di chi filma invece di soccorrere. Trasgressioni minori, ma anche tasselli di un puzzle che alla fine compone il quadro di una società senza regole. Certo, non basta un sindaco, un prefetto, un ministro. Occorre un coro, un gioco di squadra. Non è detto che si vinca. Ma è venuto il momento di giocarsela.