di Paolo Franci Bloccato in aeroporto come il Tom Hanks di ’The Terminal’. Infine, dopo alcune ore, anche il visto è stato cancellato. Novak Djokovic, al centro di un tornado di critiche e sospetti per l’esenzione medica prevista dal regolamento del torneo (ma per molti poco credibile) che gli avrebbe consentito di aggirare l’obbligo di vaccinazione, è prima rimasto inchiodato al Tullamarine Airport di Melbourne per un pasticcio non da poco, poi ha ricevuto lo...

di Paolo Franci

Bloccato in aeroporto come il Tom Hanks di ’The Terminal’. Infine, dopo alcune ore, anche il visto è stato cancellato. Novak Djokovic, al centro di un tornado di critiche e sospetti per l’esenzione medica prevista dal regolamento del torneo (ma per molti poco credibile) che gli avrebbe consentito di aggirare l’obbligo di vaccinazione, è prima rimasto inchiodato al Tullamarine Airport di Melbourne per un pasticcio non da poco, poi ha ricevuto lo stop definitivo.

E si è scatenata la bufera. Il presidente della Serbia Aleksandar Vucic ha accusato l’Australia di "pessimo trattamento" verso il suo campione. Su Twitter risposta netta del premier australiano Scott Morrison, furioso all’idea che l’Australia passasse per un paese propenso ai favoritismi per i vip: "Le regole sono regole, soprattutto quando si tratta dei nostri confini. Nessuno ne è al di sopra". A nulla è dunque servita per Djokovic l’esenzione medica ottenuta dagli organizzatori. L’errore sarebbe stato dello staff del serbo e ha provocato un corto circuito che, via via, è diventato un caso politico fino ad arrivare alle più alte cariche australiane. Bloccato dalla polizia di frontiera, contattato il governo dello Stato di Victoria ha risposto senza lasciare spiragli: "Djokovic non può entrare nel Paese". Mentre il campione era in volo, il premier già aveva tuonato: "Se non è in regola riparte con il primo aereo. Stiamo aspettando spiegazioni e che ci fornisca prove a sostegno di questa deroga. Non ci saranno regole speciali per Djokovic".

Come se non bastasse, il governo ha poi messo nel mirino la federazione australiana e le istituzioni di Melbourne: "Anche se il governo di Victoria e Tennis Australia possono permettere a un giocatore non vaccinato di giocare gli Australian Open, il governo federale farà rispettare i requisiti per l’ingresso alla frontiera", ha aggiunto la ministra dell’Interno di Canberra, Karen Andrews. Nel frattempo Craig Tiley, leggendario direttore degli Open è quasi arrivato alle suppliche pur di attenuare l’enorme pressione: "Sarebbe non solo utile ma anche necessario che Novak spiegasse il motivo per cui ha ottenuto l’esenzione", energicamente negando trattamenti preferenziali: "Un totale di 26 giocatori o membri dei loro staff sui 3mila previsti in Australia, hanno chiesto un’esenzione e solo pochi di loro l’hanno ottenuta".