Uno degli appartamenti sequestrati a Diotallevi (Ansa)
Uno degli appartamenti sequestrati a Diotallevi (Ansa)

Roma, 6 dicembre 2018  - Sequestrati beni a Ernesto Diotallevi, elemento di spicco della Banda della Magliana. Il decreto di confisca, emesso dalla locale Corte di Appello-Sezione Misure di Prevenzione, riguarda numerosi immobili, anche di pregio, auto e moto, opere d'arte, società e conti bancari. Il valore complessivo del sequestro è di oltre 25 milioni di euro.

Diotallevi, ai tempi della Banda della Magliana, fu incaricato dal capoclan, Danilo Abbruciati detto 'er Camaleonte',  di occuparsi delle relazioni tra l'organizzazione e il mondo economico-finanziario della Capitale. Inoltre l'ex membro della banda criminale doveva curare le relazioni con esponenti di Cosa nostra siciliana. Il suo referente, che viveva a Roma sotto falso nome, era il boss palermitano Pippo Calò, capo mandamento di Portanuova e storico ''tesoriere'' della mafia.

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La confisca ha interessato anche un'abitazione valutata 4 milioni di euro con 14 vani, e vista sulla Fontana di Trevi. Altro bene di valore assoluto posto sotto sequestro è un complesso turistico composto da villette a schiera di fronte al mare di Olbia, Sardegna.

La Finanza ha bloccato anche quote societarie, capitale sociale e patrimonio aziendale di 8 società, operanti nel settore della compravendita di immobili, della costruzione di imbarcazioni, del commercio denergia elettrica, dei trasporti marittimi. Le holding nel mirino, tra cui una società liberiana, titolare di una lussuosa villa sull'Isola di Cavallo in Corsica.

Uno degli appartamenti sequestrati a Diotallevi (Ansa)

L'operazione della Guardia di finanza di Roma contro Ernesto Diotallevi è il risultato di indagini patrimoniali, eseguite dagli specialisti del Gruppo investigazione criminalità organizzata del Nucleo di polizia economico-finanziaria su delega della Direzione distrettuale antimafia capitolina.

Le indagini hanno consentito di documentare come Diotallevi, sebbene assolto dalla Corte d'Assise di Roma nel 1996 nell'ambito del noto "processo alla banda della Magliana", e avendo evitato le plurime accuse di omicidio (tra cui quella del banchiere Roberto Calvi), inoltre con provata di fonti di reddito lecite, fosse riuscito ad accumulare ingenti fortune. In realtà Diotallevi sarebbe ricorso a compiacenti "prestanome" per i beni sotto il suo controllo. 

Il provvedimento di confisca giunge solo ora, dopo un complesso iter passato a tutti i gradi di giudizio sino all'atto finale: la Corte di Cassazione a gennaio 2018, ha annullato il decreto con cui la Corte di Appello, a maggio 2017, aveva disposto la revoca parziale della misura ablativa.