Cremazione, la Chiesa apre sulla conservazione delle ceneri. Ma resta il no alla dispersione in natura

Primo passo del Dicastero per la dottrina della fede. Una “minima parte” potrà essere mantenuta “in un luogo significativo”

Cremazione, foto generica
Cremazione, foto generica

Città del Vaticano, 12 dicembre 2023 – Primo via libera della Chiesa cattolica alla conservazione in casa, o in altro luogo gradito al defunto, delle ceneri di un famigliare. Se non di tutte, comunque di una minima parte. Rispondendo ad un paio di quesiti avanzati dal presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Matteo Zuppi, il Dicastero per la dottrina della fede ha anche consentito alla predisposizione di luoghi sacri per l’accumulo commisto dei resti dei battezzati defunti sottoposti a cremazione – indicando per ciascuno dei morti i dati anagrafici –, una volta che siano scaduti i termini di conservazione, così come accade in pratica per gli ossari.

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In questo modo la Chiesa prova a scongiurare il fenomeno della dispersione delle ceneri in natura che, si sottolinea nel documento firmato dal prefetto dell’ex Sant’Uffizio, il cardinale Victor Fernandez, e approvato direttamente dal Papa, resta vietato dal diritto canonico.

Per secoli avversata dall’istituzione ecclesiale, che l’ha sdoganata definitivamente solo nel 2016, la cremazione è sempre più diffusa nel nostro Paese. L’Istat rileva che la sua incidenza sul totale delle sepolture sia in ascesa, al 34,44% (dati 2021). Con l’istruzione 'Ad resurgendum cum Christo', varata sette anni fa in linea con quanto stabilito dall’Ex Sant’Uffizio nel 1963, la Santa Sede chiarisce come la cremazione non sia “di per sé contraria alla religione cristiana“. E anzi prescrive che le ceneri dei defunti debbano essere conservate al cimitero, in un’area appositamente dedicata.

Il venir meno delle ultime resistenze ha una sua spiegazione teologica. Interpellato dai quesiti di Zuppi, oggi il Dicastero per la dottrina della fede spiega che “risusciteremo con la stessa identità corporea che è materiale“, anche se “quella materia sarà trasfigurata, liberata dai limiti di questo mondo. In questo senso, la risurrezione sarà in questa carne nella quale ora viviamo“. Ma tale trasformazione - si precisa – “non implica il recupero delle identiche particelle di materia che formavano il corpo“. Al punto che l’aspetto del defunto risorto “non necessariamente sarà costituito dagli stessi elementi che aveva prima di morire. Non essendo una semplice rivivificazione del cadavere, la risurrezione può avvenire anche se il corpo è stato totalmente distrutto o disperso“.

Una premessa necessaria anche a dare disco verde alla conservazione in casa di una parte delle ceneri di un congiunto. Ferma restando la volontà di scongiurare “ogni tipo di equivoco panteista, naturalista o nichilista” e sempre nel rispetto delle norme civili, qualora le ceneri del defunto siano come prescritto custodite in un luogo sacro, l’autorità ecclesiastica “può prendere in considerazione e valutare richiesta da parte di una famiglia di conservare debitamente una minima parte delle ceneri di un loro congiunto in un luogo significativo“ per la sua storia.