Dopo un anno e mezzo di pandemia, la scienza ha dato molte risposte sulla galassia del nuovo Coronavirus, analizzando anche i luoghi più a rischio di contagio. La differenza sostanziale è tra stare all’aria aperta oppure in un ambiente al chiuso: nel primo caso è quasi matematico che ci si salvi, mentre nella seconda situazione salgono le probabilità di venire infettati. Riaperture: ecco le date Riaperture, "in settimana valutazione dei dati". Le ipotesi sui ristoranti Riaperture: l'ipotesi del 19 aprile. Cinema e teatri: serve il tampone Parchi sono pericolosi? Stare all’aperto riduce al minimo il rischio di prendersi il Covid-19: nuove evidenze arrivano da uno studio irlandese che ha dimostrato come solo lo 0,1% dei casi totali in Irlanda da inizio pandemia siano riconducibili a contagi presi lontani dalle mura di casa o da luoghi chiusi. I dati sono stati resi noti dall’Health Protection Surveillance Center (HPSC), il Centro di sorveglianza per la protezione della salute irlandese. Zona arancione in aprile: quante persone in macchina Dobbiamo stare attenti alle superfici?  Un nuovo report pubblicato dai...

Dopo un anno e mezzo di pandemia, la scienza ha dato molte risposte sulla galassia del nuovo Coronavirus, analizzando anche i luoghi più a rischio di contagio. La differenza sostanziale è tra stare all’aria aperta oppure in un ambiente al chiuso: nel primo caso è quasi matematico che ci si salvi, mentre nella seconda situazione salgono le probabilità di venire infettati.

Riaperture: ecco le date

Riaperture, "in settimana valutazione dei dati". Le ipotesi sui ristoranti

Riaperture: l'ipotesi del 19 aprile. Cinema e teatri: serve il tampone

Parchi sono pericolosi?

Stare all’aperto riduce al minimo il rischio di prendersi il Covid-19: nuove evidenze arrivano da uno studio irlandese che ha dimostrato come solo lo 0,1% dei casi totali in Irlanda da inizio pandemia siano riconducibili a contagi presi lontani dalle mura di casa o da luoghi chiusi. I dati sono stati resi noti dall’Health Protection Surveillance Center (HPSC), il Centro di sorveglianza per la protezione della salute irlandese.

Zona arancione in aprile: quante persone in macchina

Dobbiamo stare attenti alle superfici? 

Un nuovo report pubblicato dai Centers for Disease and Control Prevention (CDC) degli Stati Uniti che ha analizzato i vari studi disponibili ha concluso che la trasmissione del Coronavirus attraverso il contatto con una superficie contaminata è molto rara: un caso ogni diecimila. Dopo tanti mesi è ora molto più chiaro che il Coronavirus è un virus respiratorio, si trasmette attraverso piccole goccioline che fluttuano nell’aria in ambienti chiusi. Non ci sono studi che provano l’infezione attraverso il contatto con superfici contaminate. Il fatto che il virus permanga su una superficie non significa automaticamente infezione. I ricercatori hanno stimato la probabilità di contagio con studi quantitativi di valutazione del rischio microbico.

Zona gialla in aprile: quando e le regioni che sperano

Meglio evitare autobus e mezzi pubblici? 

Nei giorni scorsi i carabinieri del Nas hanno effettuato controlli sul rispetto delle norme anti Covid a bordo dei mezzi pubblici in tutta Italia, rassicurando i cittadini: se le regole vengono rispettate, autobus, treni, tram e metro possono essere Covid free. Anche la scelta del posto può influire sui rischi. Secondo uno studio cinese riportato dalla BBC, sedersi nella stessa fila, fianco a fianco, comporta maggior pericolo. Meglio sedersi davanti o dietro: la presenza dello schienale funziona da barriera. Un diagramma pubblicato dai ricercatori BMJ mette in evidenza come cambino le situazioni di rischio a seconda del fatto che si stia in silenzio, parlando o urlando. Un vagone pieno di gente che parla ad alta voce sarebbe molto più pericoloso di un vagone in cui tutti sono chinati sullo schermo del loro cellulare. Scott Weisenberg, specialista in malattie infettive alla NYU Langone Health, ha dichiarato che i rischi aumentano nei viaggi che durano più di quindici minuti.

Bollettino Coronavirus: i dati del 12 aprile 2021

Cinema e teatri sono sicuri? 

Secondo una studio della Tecnische Universität di Berlino condotto dall’Hermann-Rietschel-Instituts, andare (con le dovute protezioni) nei teatri, cinema e musei non è così pericoloso. Analizzando alcuni fattori, quali la qualità dei flussi d’aria, il tipo di attività svolte e la quantità di particelle di aerosol nell’ambiente, è stato calcolato il valore di Rt: cinema e teatri, se occupati al 30% e con tutti i visitatori che indossano la mascherina, hanno un indice di 0,5. Neanche i parrucchieri hanno un valore così basso (0,6). I supermercati arrivano a 1,1: oltre la soglia critica.

Il piano per bar e ristoranti: prenotazioni obbligatorie e niente contante

Protocolli anti-Covid nei bar e ristoranti sono efficaci? 

Distanziamento, capienza ridotta, niente scambio di contanti, mascherine, aerazione e ventilazione nei locali riducono drasticamente il rischio contagio anche nei luoghi chiusi. Il plexiglass? Non influisce più di tanto. Ma è noto come questi siano gli ambienti più a rischio. In particolare bar, ristoranti, palestre e alberghi, ha concluso una ricerca pubblicata su Nature che analizza gli spostamenti di 98 milioni di americani identificando questi ambienti come i più sensibili alla diffusione. "I luoghi critici sono gli ambienti chiusi di dimensioni ridotte e con limitata ventilazione, soprattutto con un tempo di permanenza elevato" ricorda Giorgio Buonanno, professore ordinario di Ingegneria tecnica ambientale all’Università degli Studi di Cassino e alla Queensland University of Technology di Brisbane (Australia). Si è visto infatti in numerosi studi in tutto il mondo che Sars-CoV-2 si diffonde soprattutto in quegli ambienti chiusi dove si riuniscono molte persone: matrimoni, palestre, mattatoi, carceri, feste soprattutto quando si parla ad alta voce o si canta senza mascherina".

Scuole sono a richio contagio? 

Non c’è correlazione tra aumento dei contagi e apertura della scuola. Questa è la conclusione a cui arriva uno studio, pubblicato su Lancet, condotto da una squadra di epidemiologi, medici, biologi e statistici dello Ieo di Milano e dell’università di Padova. I risultati giungono analizzando i dati del Miur e incrociandoli con quelli delle Ats e della Protezione civile fino a coprire un campione del 97% delle scuole italiane: più di 7,3 milioni di studenti e 770mila insegnanti. Il tasso di positività tra i ragazzi è inferiore all’1% dei tamponi. I focolai delle scuole sono molto rari: meno del 7% del totale.

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