Cos’è la filosofia del pensiero debole di Vattimo, morto a 87 anni

Il pensiero debole è un concetto introdotto in filosofia dai filosofi italiani Gianni Vattimo e Pier Aldo Rovatti

Gianni Vattimo
Gianni Vattimo

Torino, 19 settembre 2023 – Il filosofo Gianni Vattimo è morto all’età di 87 anni. A lui si deve l’introduzione del concetto filosofico del pensiero debole. Ma cos’è la filosofia del pensiero debole?

Il pensiero debole è un concetto introdotto in filosofia dai filosofi italiani Gianni Vattimo e Pier Aldo Rovatti – si legge sull’enciclopedia online Wikipedia – fra i massimi esponenti del postmodernismo europeo, per descrivere un importante mutamento etico nel modo di concepire la filosofia, avvenuto a partire dalla metà del XX secolo.

Questo mutamento, introdotto secondo Vattimo e Rovatti dall'opera di pensatori come Friedrich Nietzsche e Martin Heidegger, è caratterizzato dal cadere di numerosi presupposti fondanti della filosofia classica e della tradizione filosofica occidentale. Mentre Vattimo si iscrive chiaramente nella tradizione dell'ermeneutica moderna, occupandosi dell'indebolimento del concetto Essere, Rovatti è piuttosto fedele al pensiero fenomenologico tramandatogli dal suo maestro Enzo Paci e si dedica all'indebolimento delle certezze soggettive.

L'espressione “pensiero debole” – si legge sempre si Wikipedia – viene coniata nel più ampio contesto generale del relativismo e si contrappone al poco usato termine di «pensiero forte», quest'ultimo più vicino alla concezione di assoluto e di tradizionalismo.

Il pensiero debole si presenta come una forma particolare di nichilismo, partendo dall'assunto che, con le filosofie di Nietzsche e Heidegger (in particolare di Heidegger) si sia attuata una crisi irreversibile delle basi cartesiane e razionalistiche del modo di filosofare, stravolgendo quindi il pensiero, così come si era sviluppato durante l'età moderna.

In altri termini, l'era moderna occidentale si sviluppò attraverso la tradizione del pensiero greco e della Weltanschauung (la visione del mondo), specialmente di stampo giudaico-cristiano (razionalismo, empirismo, kantismo, idealismo, positivismo, marxismo, storicismo, conservatorismo, tradizionalismo, nonché le loro ultime filiazioni moderne, come il pragmatismo, il positivismo logico, la filosofia analitica, il razionalismo critico, lo strutturalismo), e tutte caratterizzate, a seconda di pensatori e correnti, dai seguenti punti:

  • presenza di un ruolo forte del soggetto, sia sul piano dell'etica, sia sul piano della conoscenza;
  • binomio essere-verità, intendendo l'essere come fondamento forte di tutto ciò che è e la verità come sua manifestazione e autoevidenza;
  • ottimismo di fondo circa la governabilità, la prevedibilità, la logicità e la teleologia (fine ultimo) della storia, destinata a incanalarsi lungo tendenze e stadi ben definiti e trasparenti all'occhio del filosofo e dello storico, fino al compimento ultimo della sua finalità intrinseca;
  • distinzione (tipica dello storicismo), in ambito scientifico, fra la spiegazione razionale (in tedesco, Erklärung) basata sul riscontro empirico del fenomeno (propria delle scienze naturali) e l'interpretazione (Verstehung) basata sull'idem sentire, sulla congenialità, sulla "simpatia" (tedesco mitfühlen, greco sym-patheia), sul coinvolgimento comunicativo, sull'interesse rispetto all'oggetto di cui si occupa (propria delle cosiddette scienze dello spirito come la filologia).

Un primo caposaldo del pensiero debole – prosegue l’enciclopedia online – è fornito dall'interpretazione vattimiana del concetto nietzscheano di Übermensch, citato nell'opera fondamentale Così parlò Zarathustra (Also sprach Zarathustra), per tradizione inteso come Superuomo, ovvero un uomo superiore che si liberò dall'asservimento alle etiche tradizionali del perfezionamento e dell'obbedienza a un qualsiasi Dio, considerate da Nietzsche un "equivoco".

Vattimo, con sottile operazione filologica, ridefinisce l'Übermensch come "Oltreuomo": si concepisce un soggetto diverso, non più sobbarcato al peso della responsabilità, potenzialmente colpevolizzato da etiche intolleranti, totalizzanti o totalitarie. Con Nietzsche si è andati oltre la definizione tradizionale di uomo e di umano, e il soggetto si è indebolito sul piano dell'ontologia e dell'etica.

L'Übermensch non è più il soggetto forte del Cristianesimo, estraniandosi dunque dal concetto di uomo dotato di libero arbitrio, sempre capace di scegliere, sempre potenzialmente colpevole e sempre punibile come peccatore. L'Oltreuomo assume, accetta e fa proprio, col suo amor fati, il destino e la destinazione (Geschick) di tutto ciò che accade nella natura e nella storia, e in generale nella sua esistenza.

Di qui il concetto di deriva destinale dell'essere, concepito non più come base solida, fondata e fondante, come il monolite autoevidente di Parmenide; l'essere, per Vattimo, appare esso stesso indebolito e poroso, sempre reinterpretabile e sempre diversamente reinterpretato. La necessità assoluta dell'universo di Nietzsche, soggetto all'eterno ritorno, viene indebolita con Vattimo, mediante l'intersezione con il pensiero filosofico dell'ultimo Martin Heidegger.

In Essere e tempo (Sein und Zeit), Heidegger infatti:

  • definisce l'esistenza umana, cioè l'esserci (Da-sein) come una progettualità determinata da qualcosa che le è esterno, cioè dalle circostanze esteriori dal suo essere e dal suo esistere ("L'esserci è il progetto gettato in cui a progettare non è l'esserci ma l'essere stesso");
  • caratterizza l'essere come connotato di una sostanziale deriva imprevedibile, un'erranza che connota l'essere stesso come una causalità negativa.