Domenica 14 Luglio 2024

Morto Gianni Vattimo, addio a 87 anni al filosofo del pensiero debole

Era gravemente malato e ricoverato da ieri. A dare la notizia della scomparsa il compagno, Simone Caminada

Gianni Vattimo

Gianni Vattimo

Torino, 19 settembre 2023 – È morto a Torino il filosofo Gianni Vattimo. A dare la notizia è stato Simone Caminada, compagno del filosofo negli ultimi anni di vita, che lo ha comunicato al quotidiano La Repubblica.

Aveva 87 anni ed era gravemente malato.

Simone Caminada, 38 anni, assistente, amico e compagno di Vattimo. Caminada già nelle ultime ore aveva dato la colpa per le sua condizioni alla persecuzione giudiziaria.

"Qualche giorno fa si è vociferato su una vicina morte del professore" ha scritto Caminada, condannato a febbraio per circonvenzione di incapace. "Si è completamente lasciato andare, avrà detto basta alla persecuzione”.

La filosofia

Tra i più noti filosofi italiani e tra i massimi esponenti della filosofia ermeneutica a livello mondiale, tradotto in varie lingue, studioso e originale prosecutore del pensiero di Martin Heidegger, Gianni Vattimo - morto questa sera all'età di 87 anni a Torino, dopo essere stato ricoverato negli ultimi giorni all'ospedale di Rivoli.

Vattimo, nella sua opera, ha sottolineato la storicità e la finitezza della condizione umana e la centralità del linguaggio (e dell'interpretazione) non solo nella comprensione dell'opera d'arte, ma in ogni altra forma di esperienza.

Agli inizi degli anni Ottanta si è segnalato per la sua proposta, connessa all'orizzonte teoretico nietzschiano e heideggeriano ma anche a quello del dibattito sul postmoderno, di un "pensiero debole" caratterizzato dall'abbandono delle pretese di fondazione della metafisica tradizionale e dalla relativizzazione di ogni prospettiva filosofica o politica che intenda presentarsi come definitiva. Nato a Torino il 4 gennaio 1936 come Gianteresio detto Gianni, Vattimo è stato allievo di Luigi Pareyson, dal quale derivano i suoi originari interessi per l'estetica, avendo come compagno di studi Umberto Eco con cui ha condiviso amicizia e interessi, laureandosi in filosofia nel 1959 all'Università di Torino.

Pioniere della Tv italiana

Oltre alla giovanile militanza nell'Azione Cattolica, Vattimo fu con Eco anche tra i pionieri della televisione italiana: nel 1954 insieme parteciparono e vinsero un concorso della Rai per l'assunzione di nuovi funzionari; abbandonarono l'ente televisivo alla fine degli anni Cinquanta. Vattimo si è poi specializzato all'Università di Heidelberg con Hans Georg Gadamer e Karl Löwith. Nel 1964 divenne docente nell'Università di Torino, prima come professore di estetica, poi (dal 1982) come professore di filosofia teoretica.

Negli anni Settanta fu preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Ateneo torinese, di cui era diventato dopo il pensionamento professore emerito.

Studioso della filosofia ermeneutica contemporanea, ne ha indagato i presupposti storici e sviluppato le implicazioni teoretiche, dedicando le proprie ricerche a Friedrich Schleiermacher, Friedrich Nietzsche, Martin Heidegger e Gadamer, del quale ha curato l'edizione italiana di "Verità e metodo" (1972).

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Vattimo ha insegnato come visiting professor negli Stati Uniti e ha tenuto seminari in diversi atenei del mondo. È stato direttore della "Rivista di estetica", membro di comitati scientifici di varie riviste italiane e straniere, socio corrispondente dell'Accademia delle Scienze di Torino, nonché editorialista per i quotidiani "La Stampa" e "La Repubblica" e per il settimanale "L'Espresso". Ha ricevuto lauree honoris causa dalle Università di La Plata, Palermo, Madrid e dalla Universidad Nacional Mayor de San Marcos di Lima.

Intellettuale militante

Vattimo è stato non solo un pensatore speculativo ma anche un intellettuale militante di spicco della sinistra, dichiaratamente omosessuale e al tempo stesso rivendicando la sua fede cattolica, svolgendo attività politica in diverse formazioni: prima nel Partito Radicale, poi in Alleanza per Torino, successivamente nei Democratici di Sinistra (dal 1999 al 2004), per i quali è stato parlamentare europeo, e infine nel Partito dei Comunisti Italiani. Dal 2009 al 2015 è stato parlamentare europeo indipendente eletto nelle liste dell'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, passando infine nell'Alleanza dei democratici e dei liberali per l'Europa.

La filosofia

La complessità del suo pensiero, pone Vattimo tra i principali filosofi postmoderni. Sulla base delle obiezioni nietzschiane e heideggeriane alla 'metafisica della rappresentazione' (corrispondenza del linguaggio all'essere) e in consonanza con l'ermeneutica gadameriana, Vattimo è arrivato a identificare essere e linguaggio, sottolineando il ruolo che l'interpretazione in base alle presupposizioni linguistiche e storico-culturali riveste in ogni ambito dell'esperienza umana. Gli esiti ermeneutici della filosofia contemporanea costituiscono per Vattmo il punto di partenza di una concezione storicizzata e "nichilistica" della realtà e dei valori, per la quale l'essere si dà soltanto come temporalità e come "trasmissione di messaggi linguistici" da un'epoca all'altra. Prospettiva, questa, codificata con la proposta - connessa all'orizzonte teoretico nietzschiano e heideggeriano, ma convergente anche con le tesi postmoderniste (Jean-François Lyotar) e neopragmatiste (Richard Rorty) - di un "pensiero debole" caratterizzato dall'abbandono delle pretese di fondazione della metafisica tradizionale e di ogni concezione filosofica o ideologica che intenda presentarsi come assoluta. Recentemente ha proposto una visione "secolarizzata" della fede cristiana, basata sulla carità e ritenuta adeguata all'epoca contemporanea, caratterizzata dalla dissoluzione dei progetti metafisici.

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Libri e pubblicazioni

Numerosi i libri di Vattimo, tra i quali figurano: "Essere, storia e linguaggio in Heidegger" (Edizioni di Filosofia, 1963); "Poesia e ontologia" (Mursia, 1967); "Schleiermacher filosofo dell'interpretazione" (Mursia, 1968); "Il soggetto e la maschera. Nietzsche e il problema della liberazione" (Bompiani, 1974); "Le avventure della differenza. Che cosa significa pensare dopo Nietzsche e Heidegger" (Garzanti, 1980); "Al di là del soggetto" (Feltrinelli, 1981); "Il pensiero debole (raccolta di saggi curata in collaborazione con Pier Aldo Rovatti, Feltrinelli, 1983); "La fine della modernità. Nichilismo ed ermeneutica nella cultura post-moderna" (1989); "Etica dell'interpretazione" (Rosenberg & Sellier, 1989); "Oltre l'interpretazione" (Laterza, 1994); "Dialogo con Nietzsche. Saggi 1961-2000" (Garzanti, 2001); "Tecnica ed esistenza. Una mappa filosofica del Novecento" (Bruno Mondadori, 2002); "Dopo la cristianità. Per un cristianesimo non religioso" (Garzanti, 2002); "Il futuro della religione" (con Richard Rorty, Garzanti, 2005); "Non essere Dio. Un'autobiografia a quattro mani" (in collaborazione con Piergiorgio Paterlini, Aliberti, 2006); "Ecce comu. Come si ri-diventa ciò che si era" (Fazi, 2007); "Addio alle verità" (Meltemi, 2009); "Introduzione all'estetica" (Ets, 2010); "Della realtà" (Garzanti, 2012); "Comunismo ermeneutico. Da Heidegger a Marx" (con Santiago Zabala, Garzanti, 2014). Di recente sono apparsi i volumi "Essere e dintorni" (La Nave di Teseo, 2018) e "Scritti filosofici e politici" (La Nave di Teseo, 2021). Nel pamhplet "Credere di credere" (Garzanti, 1996) Vattimo ha proposto una visione "secolarizzata" della fede cristiana, basata sulla carità e ritenuta adeguata all'epoca contemporanea, caratterizzata dalla dissoluzione dei progetti metafisici. Tra le numerose esperienze del filosofo anche quella di ideatore e conduttore su Raitre del programma televisivo di divulgazione filosofica "La clessidra" durante il 1986.

L’omosessualità e gli amori

"Il mio fu un outing tardivo e involontario. Era il 1975, avevo 39 anni, stavo da tempo con Gianpiero. Una mattina all'Università scoprii dai quotidiani di essere candidato nelle liste del Fuori, il movimento di Angelo Pezzana. Un colpo. Sì, certo, fino a quel momento non avevo nascosto niente, ma la pubblicizzazione sul giornale mi fece un certo effetto. Ebbi paura anche delle ripercussioni sul piano accademico. E pregai mia sorella di nascondere i quotidiani a mia madre". Così Gianni Vattimo raccontava la sua omosessualità in una lunga intervista concessa nel 2016 a Simonetta Fiori per "La Repubblica". Non era stato facile per il filosofo torinese accettare di essere gay: "Da ragazzo ero un cattolico praticante. Dai, aspetta che passa, mi dicevo. Anche il mio direttore spirituale, monsignor Caramello, cercava di incoraggiarmi a una vita normale. Mi faceva recitare pezzi di rosario per terra con le mani sotto le ginocchia. E una volta mi mandò da uno psichiatra. Fui sottoposto al test di Rorschach, ma non mi fecero mai sapere il risultato. O ero un caso disperatissimo o non avevo bisogno di terapia". Gianni Vattimo ad un certo punto si cercò una fidanzata e in seguito fu vicino al matrimonio: "Volevo molto bene a Gianna, d'una famiglia dell'alta borghesia torinese. Ma il padre fiutò la mia irregolarità, così fece di tutto per allontanarci. Io in realtà non ingannavo Gianna. Credo anche di averglielo detto: ma se io una volta alla settimana vado a cavallo a te cosa importa? Pensavo che potesse esserci una sessualità doppia ma senza ipocrisie. Volevo essere un buon cristiano, un buon accademico, uno a posto insomma. Un'esigenza personale prima ancora che sociale. E non ero un cacciatore di dote. Con Gianna parlavo davvero di combattere insieme i mostri. Le citavo una frase del Re Lear: 'oh cara moglie, la mia mente è piena di serpenti'. E Gianna sapeva benissimo che c'era in me qualcosa che io volevo esorcizzare insieme a lei".

Nell'intervista raccontò anche della sua storia con un ballerino peruviano, Julio: "Mi ha insegnato a vivere gioiosamente sessualità e sentimento. Finché ho avuto la speranza di diventare un eterosessuale normale, il sesso era soltanto la follia di una notte. Con Julio tutto questo finisce. Mi sentivo in grazia di Dio. Ma la storia sarebbe durata poco. E quando mi lasciò, nel 1969, soffrii le pene dell'inferno". Vattimo fece outing solo nel 1975, ha spiegato, "forse perché il Sessantotto rappresentò una liberazione sessuale relativa, solo della sessualità regolare: difficile per un gay lasciarsi andare durante le occupazioni notturne... A sinistra restava un fondo di bigottismo, che liquidava l'omosessualità come vizio borghese. Ho conosciuto operai della Fiat che certo non lo dicevano ai compagni". Il filosofo instaurò poi una relazione stabile con Gianpiero Cavaglià, "un ragazzo molto intelligente, impegnato. Sarebbe diventato un grande comparativista, legato a Cesare Cases. Tra noi non fu una passione sfrenata, ma il matrimonio per passione non dura a lungo. Gianpiero rappresentava la tranquillità". Nel 1992 Vattimo si legò a Sergio Mamino, storico dell'architettura, morto il 20 aprile 2003 nel bagno dell'aereo che lo stava portando nei Paesi Bassi per effettuare un'eutanasia dopo che aveva scoperto di essere malato di un tumore ai polmoni.

Dal 2010 Vattimo si era legato al suo assistente, Simone Caminada, che nel febbraio scorso è stato condannato in primo grado dal Tribunale di Torino a due anni di reclusione (pena sospesa) per circonvenzione di incapace. Per i giudici il 38enne avrebbe approfittato della fragilità del filosofo per mettere le mani sul suo patrimonio. Nei confronti di Vattimo i periti della Procura avevano accertato "patologie che portano a un deficit sul piano previsionale, esecutivo e sulla capacità di autodeterminazione: un disturbo depressivo aggravato dal Parkinson". La difesa di Caminada aveva annunciato ricorso contro la condanna. E lo stesso professore, subito dopo la condanna, in un'intervista a "La Stampa" aveva ribadito la sua intenzione di voler sposare Simone.