Lunedì 24 Giugno 2024

Bergamo, rinascita trionfale. Dal Covid al miracolo Atalanta: "Il segreto? Passione e sudore"

Città in tripudio dopo la vittoria nel calcio. La figlia di Gimondi: "Ogni cittadino tifa la Dea". Il rettore dell’università: l’accademia e il territorio sono accomunate dalla cura dei giovani.

"Molà mia". Non mollare. A Bergamo e nel suo territorio non è un semplice slogan, ma qualcosa di profondo, intimo, genetico. "Molà mia" anche dopo che il trascorrere del tempo ha offuscato la luminosità di quell’unica stella della Coppa Italia conquistata il 2 giugno 1963 e mai festeggiata perché il giorno dopo scomparve Giovanni XXIII, il papa di Sotto il Monte. "Molà mia", si ripete Felice Gimondi e per resistere al cannibale Merckx stringe i denti al punto che scende dalla bicicletta con la mandibola slogata.

"Dietro la grande vittoria dell’Atalanta – analizza Norma Gimondi, avvocato, figlia del campione – ci sono tanti fattori. Otto anni di gestione Gasperini, di lavoro duro. La politica del presidente Percassi, che ha riunito attorno all’Atalanta aziende piccole e grandi. La passione del tifoso. Per convincere un bergamasco ad assentarsi per un giorno dal posto di lavoro ci vuole l’Atalanta. A Dublino sono andate persone per cui non sarebbe stato un sacrificio fermarsi anche per un mese e altre che hanno faticato a pagarsi il biglietto. A sostenere l’Atalanta c’è un tessuto sociale trasversale ma siamo tutti abituati a soffrire". "Molà mia".

La lunga notte del Covid che martirizza e nello stesso tempo esalta la capacità di resistenza. Francesco Dondena è un imprenditore di Brembate. Viene rapito nel 1979. Più terribile ancora il Covid, che lo porta quasi all’ultimo confine. "Ho quasi 90 anni e ho vissuto di tutto. Adesso ho questa felicità, l’aspettavamo da più di sessant’anni". Il richiamo all’ora più buia, nel momento della gloria sportiva, nelle parole che il rettore dell’Università di Bergamo, Sergio Cavalieri, ha affidato a LinkedIn: "Visione, perseveranza, senso di appartenenza, spirito di squadra, cultura del lavoro, concretezza, professionalità, investimento sui giovani. Il segreto di una grande squadra, ma anche il segreto di una città e di una provincia che, dopo la tragica vicenda della pandemia, si sono rialzate ancora più forti di prima".

Osmosi, compenetrazione fra due mondi, quello accademico e quello della società sportiva. "Entrambi – dice il rettore Cavalieri – crescono in virtù dell’investimento che fanno curando il vivaio dei giovani. È in atto una collaborazione con l’Atalanta in termini di formazione, orientamento, ricerca. Come università facciamo corsi e seminari chiamando esperti della società sportiva".

"C’è un legame strettissimo – dice Nando Pagnoncelli, bergamasco, presidente di Ipsos Italia – tra la squadra e il territorio. L’Atalanta rappresenta un aspetto identitario. Ci sono tratti Comuni. La laboriosità. Il lavoro è fondamentale per il territorio e sulla maglia dei giocatori è scritto ‘la maglia sudata sempre’. Il ‘molà mia’, non mollare, vai avanti. La riservatezza, il pudore. Tutti noi speravamo in un bel risultato, ma senza ostentazioni, senza trionfalismi".

"La vittoria – dice il sindaco Giorgio Gori – è un risultato storico. Non è solo calcio, è la provincia che va in Europa". L’Atalanta ha conquistato l’Europa League. Bergamo aveva vinto ancora prima che i tre siluri di Lookman affondassero il Bayer Leverkusen. Aveva vinto già un anno fa, con oltre mezzo milione di arrivi e più di un milione di presenze per l’anno di Bergamo Brescia capitale della Cultura.

Gabriele Moroni