Il tema della benedizione delle coppie gay divide la Chiesa
Il tema della benedizione delle coppie gay divide la Chiesa

Vienna, 20 aprile 2021 - La Santa sede nega la benedizione delle coppie omosessuali? E che problema c'è? Siano i famigliari dei partner a invocare la grazia dello Spirito santo sui loro congiunti. Tanto la benedizione non è un sacramento, possono impartirla anche i laici. A tratteggiare una possibile e dirompente soluzione per aggirare il recente divieto della Congregazione per la dottrina della fede, che sta incontrando forti resistenze soprattutto nelle Chiese dell’Europa centrale, è il vescovo della diocesi austriaca di Innsbruck, una delle prime in Europa ad avviare, tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del nuovo millennio, una pastorale specifica per gay e lesbiche.

In un’intervista all’agenzia di stampa Apa, monsignor Hermann Glettler, 56 anni, ha definito  'old school' (alla vecchia maniera, ndr) “la convinzione di poter trattare un tema talmente sensibile, come quello della benedizione delle coppie omosex, con una semplice dichiarazione“, ovvero il controverso responsum dell’ex Sant’Uffizio. Secondo il vescovo di Innsbruck, si è trattato di una sorta di “offesa“ e di un segnale inviato alle unioni Lgbt per dire: "Così come vivete non va bene". Da qui la soluzione di una "benedizione tramite i familiari" che, da un lato, potrebbe disinnescare la discussione sul divieto, dall'altro, rappresenterebbe un messaggio chiaro di accoglienza nei confronti delle relazioni fra persone dello stesso sesso dopo che la Chiesa, anche solo durante il pontificato di Benedetto XVI, ne ha escluso ogni ipotesi di legittimazione. 

Le dichiarazioni del vescovo Gletter fotografano al meglio il clima di malessere in seno alla Chiesa austriaca. Sotto Pasqua, poste sui campanili di diverse chiese e monasteri, sensibili alla causa Lgbt, erano sventolate numerose bandiere arcobaleno. Anche in Germania e Svizzera era accaduto altrettanto. Nelle scorse settimane, invece, era stato il primate d’Austria, il cardinale Christoph Schoenborn, in gioventù allievo di Joseph Ratzinger, a criticare lo stile del documento vaticano: sulle pagine del giornale Der Sonntag, il porporato si era detto disponibie a discutere l'ipotesi di una benedizione da parte dell’istituzione ecclesiale. Un rito che, seppur non istituzionalizzato, è già realtà in alcune diocesi dell'Europa centrale.   

A partire dalla Germania, dove la protesta contro la decisione di Roma sta per passare dalle parole ai fatti. Qui tremila preti, diaconi, padri spirituali e operatori pastorali hanno lanciato, per il prossimo 10 maggio, un giornata dedicata alla benedizione di tutte le coppie, comprese quelle omosessuali. Dai vescovi, impegnati con laici e religiosi in un cammino sinodale che dovrebbe chiudersi il prossimo anno con l’approvazione di una serie di riforme (da sottoporre al Papa) su ruolo delle donne, gestione del potere, celibato dei preti e morale sessuale, non è arrivato nessuno stop. Anzi, il presidente dell’episcopato, Georg Baetzing, ha rilanciato l’urgenza di un confronto profondo  con la Santa sede sull'accoglienza di gay e lesbiche. "Credo che dobbiamo valutare in modo nuovo l’omosessualità e le unioni di vita al di fuori del matrimonio – ha detto il vescovo di Limburg ai giornali del gruppo Rnd –. Non possiamo più andare sul presupposto della sola legge naturale, ma dobbiamo pensare molto più fortemente in categorie come la cura e la responsabilità per l’altro“.

Per il momento, però, nonostante il responso dell'ex Sant'Uffizio evidenzi anche aspetti positivi nella valutazione delle relazioni fra persone dello stesso sesso, le distanze tra Berlino e Roma si allargano. Al punto che il cardinale tedesco ultraconservatore, Walter Brandmuller, uno dei  quattro porporati autori dei famosi dubia sulla comunione ai divorziati risposati, ha gettato benzina sul fuoco: “Lo scisma in Germania? Di fatto è già iniziato. Questo si verifica quando viene messa in discussione la gerarchia ecclesiale“.