Alessia Zecchini
Alessia Zecchini

Com’è profondo il mare di Alessia. Oltre 100 metri. Alessia Zecchini è la regina degli abissi. «Amo scendere nelle profondità del mare, per me lì il tempo è come se si bloccasse. Provo soltanto gioia ogni volta che faccio un tuffo». Dopo aver raggiunto l’ultimo obiettivo del 2019, svestendo la monopinna da sirena per battere il record del mondo in Free immersion (Fmi), Alessia, 27 anni e due occhi blu come il mare che tanto ama, conclusa quella che definisce la sua «stagione più bella» si prepara a ritornare a Roma per lo stop invernale.

Cosa si prova a scendere a quelle profondità in immersione libera?
«Non hai le pinne e sai che non hai aiuti e puoi contare solo sulle tue braccia. Bisogna avere molta sicurezza di se stessi».

Prima di tuffarsi per questa importante prova ha avuto qualche timore?
«I primi allenamenti non sono andati benissimo. Allora mi sono messa a rivedere tutti gli allenamenti che avevo fatto con Steve (Stephen Keenan ndr), il mio coach che ha perso la vita salvando me a Dahab, e ho capito ciò che dovevo migliorare».

Come andò quel giorno?
«Fu terribile. Steve si buttò in acqua quando vide che non riuscivo a risalire. Ma non è riuscito a farlo in totale sicurezza e alla fine ha avuto un malore. Non c’è giorno in cui non ripensi a quello che accadde a Dahab».

Cosa ha visto a Curacao spingendosi sotto i 100 metri?
«Ero immersa nel blu di questo mare spettacolare, a Curacao. Mentre ero sott’acqua è apparso davanti ai miei occhi tutto il reef (barriera corallina ndr), e questa è stata la cosa più bella».

Segue un rituale prima di una gara?
«La respirazione è fondamentale. Respiro a fondo e prima del tuffo penso a Steve. Pensare a lui mi dà la spinta necessaria per fare tutti i tuffi in modo perfetto. Era lui che mi dava la forza prima di una gara e riesce a darmela ancora oggi».

Ma come ha deciso che gli abissi del mare sarebbero stati il suo mondo?
«Non mi piaceva nuotare. I miei genitori mi avevano iscritto a un corso di nuoto. Ma più che fare sbracciate in corsia, a me piaceva e piace tuttora andare sott’acqua. Capitò un giorno che per una prova di un brevetto i maestri ci dissero di fare un tratto in apnea per 25 metri».

Quanti anni aveva?
«Ne avevo 13. Sono rimasta in apnea per 25 metri e da lì è cambiata la mia vita».

Ma ogni volta che si immerge, non ha paura?
«Paura? No, è tutta una questione di autocontrollo e di concentrazione. Che oltre a immergersi, servono poi anche ad affrontare la vita. Il mio mondo è lì sotto»

Che cosa le passa per la testa, quando va in apnea?
«Quando scendo in profondità, perdo il senso del tempo. Ma mi sento sempre di più me stessa. Più libera, più viva, quel silenzio è impagabile. Quando imparavo a scendere nella profondità dell’Oceano ho acquisito una conoscenza maggiore del mio corpo e della mia mente. Per andare lì sotto, conta il fisico ma anche la mente. E trattenere il respiro non mi fa soffocare ma mi libera di tutte le paure».

Ora pensa di prendersi un periodo di meritata vacanza?
«No, dopo Curaçao tornerò a Roma e il 5 novembre mi dovrò operare nuovamente, per la terza volta, al braccio sinistro perché, dopo essermelo rotto in Honduras 2 anni fa non è ancora tutto a posto. Anche se il braccio non andava benissimo ho deciso di affrontare tutta la stagione e aspettare per fare questo intervento».

Quando non è in giro per il mondo qual è la sua giornata tipo a Roma?
«Mi alleno tutti giorni due ore e mezza tra piscina e palestra. Poi vado spesso in giro per l’Italia tra conferenze e lezioni nelle scuole. Quest’anno, però, cercherò di stare più tempo a Roma nel periodo invernale perché l’estate mi porta a viaggiare molto e mi sono resa conto che lascio il mio ragazzo troppo solo»

Da campionessa è difficile riuscire a gestire la sua vita privata?
«Sicuramente da parte di chi mi sta vicino è necessaria molta pazienza e il mio ragazzo ne ha molta. Per lui è difficile riuscire a seguirmi nei viaggi perché fa il cuoco e non può prendere e partire per accompagnarmi nelle gare».

Da quando hai cominciato a gareggiare a livello professionale ha mai pensato di mollare?
«Ho attraversato un momento abbastanza difficile perché gareggiare in piscina dopo un po’ è mentalmente molto faticoso. Gli allenamenti sono sempre gli stessi e dopo un po’ mi era passata la voglia. Ma in mare ho ritrovato l’entusiasmo.

Come vede il suo futuro?
«Natalia Molchanova ha gareggiato fino a cinquant’anni. È uno sport molto longevo ma penso che a un certo punto vorrò prendermi una pausa per fare una famiglia. Ma se ci fosse veramente la speranza che l’apnea diventi una disciplina olimpica nel 2028 ci sarò».