Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella (Ansa)
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella (Ansa)

Nonostante il loro indubbio peso politico, non sono le parole del presidente Mattarella sull’Europa quelle che la stragrande maggioranza degli italiani ricorderanno nel suo discorso di venerdì sera, quanto l’anomalo fuorionda involontariamente inviato ai media dall’ufficio stampa del Quirinale. "Giovanni, anch’io in questo periodo non vado dal barbiere", ha detto il presidente a uno dei suoi collaboratori che lo aveva bonariamente «rimproverato» per un ciuffo dei capelli un po’ troppo al vento. La cosa doveva restare lì, e invece è diventata di dominio pubblico. Niente di che per chi conosce Mattarella, persona semplice, vera, schietta, tale rimasta anche una volta assurto alla massima magistratura della repubblica. Molto per tanti che sono abituati a guardare alle alte cariche dello Stato come persone che vivono in un altro mondo, capaci di sfruttare privilegi riservati a pochi. Come quello, in questo periodo, di un taglio di capelli. Così non stupisce l’eccezionale clamore che sui social, ormai la vera piazza pubblica del paese, ha avuto la cosa, con tutta Italia ad applaudire al presidente. Più che le parole ha colpito il gesto. Nei giorni scorsi molti leader si sono affannati a ripetere che occorreva osservare i divieti, fare ognuno la propria parte, e certo le parole sono servite. Ma niente è rimasto impresso come l’«esempio» vivo di Mattarella. Nell’epoca delle parole al vento, e in un momento come questo in cui ognuno dice la sua, non sempre a proposito, è il gesto ciò che va a segno. E’ di quello che la gente ha bisogno, l’unico dal quale trae conforto.