Due campioni ieri in campo al Franchi: Zlatan Ibrahimovic, 39 anni, e Franck Ribery, 37, entrambi a segno in una gara decisa poi da una rete di Calhanoglu
Due campioni ieri in campo al Franchi: Zlatan Ibrahimovic, 39 anni, e Franck Ribery, 37, entrambi a segno in una gara decisa poi da una rete di Calhanoglu
di Luca Talotta "Volevamo vincere a tutti i costi, ora resta lo Scudetto". Non sai mai quanto sia serio Zlatan Ibrahimovic quando parla; o meglio, forse lo puoi intuire ma sicuramente fatichi a discernere tra un suo possibile pensiero lucido ed un suo possibile pensiero volto, invece, a spronare il resto della ciurma Milan. Sta di fatto anche ieri lo svedese è risultato decisivo, con un gol dopo pochi minuti, due legni e 90 minuti tra alti e bassi, come normale che sia per chi ha 40 anni e ritornava a disputare una gara intera dopo tanto tempo. "Ma io mi sento giovane, non...

di Luca Talotta

"Volevamo vincere a tutti i costi, ora resta lo Scudetto". Non sai mai quanto sia serio Zlatan Ibrahimovic quando parla; o meglio, forse lo puoi intuire ma sicuramente fatichi a discernere tra un suo possibile pensiero lucido ed un suo possibile pensiero volto, invece, a spronare il resto della ciurma Milan. Sta di fatto anche ieri lo svedese è risultato decisivo, con un gol dopo pochi minuti, due legni e 90 minuti tra alti e bassi, come normale che sia per chi ha 40 anni e ritornava a disputare una gara intera dopo tanto tempo. "Ma io mi sento giovane, non parlatemi dell’età - scherza Ibra - più passa il tempo più mi sento giovane". Sarà, ma intanto le statistiche riferiscono che a 39 anni e 169 giorni, Ibra ieri è divenuto il giocatore più anziano a raggiungere quota 15 gol in un singolo campionato di Serie A. E ora riparte la corsa all’Inter capolista. Che dista sei punti (ma ha una gara in meno) e allo svedese non appare così distante: "Perché dopo la sconfitta e l’uscita dall’Europa League è rimasto lo Scudetto - precisa Ibra, che poi torna sul match di ieri - volevamo vincere a tutti i costi, abbiamo mostrato il carattere e bisogna continuare così".

Guardare davanti, in barba ai tanti gufi che parlano di un Milan "che deve guardarsi le spalle", anche in un momento così delicato della stagione e pieno di partite: "Io mi sto prendendo le mie responsabilità, aiutando dentro e fuori dal campo. Ho giocato tutta la gara, è un momento intenso, adesso c’è la sosta". Di certo appare difficile immaginare un Milan senza Ibrahimovic in futuro; anche se, ad oggi, la storia insegna come dopo il 30 giugno le strade potrebbero davvero dividersi se non verrà posta la firma sul rinnovo del contratto. "Ma è tutto sotto controllo, non c’è fretta - precisa ancora Ibrahimovic - Paolo (Maldini, ndr) mi mette sotto pressione, vuole vedere quello che faccio in campo per dimostrare che meriti il rinnovo". Ci scherza su, Ibra; perché in fondo sa che in questo anno e mezzo ha dato davvero tanto alla causa rossonera e che la società questo lo sa benissimo.

E della sua importanza è conscio anche Stefano Pioli, che di fatto tira acqua al mulino del suo numero undici: "Ibra parla di Scudetto? Fa bene - precisa il tecnico emiliano - il nostro futuro dipende da noi, dobbiamo provare a vincerle tutte. Abbiamo le qualità per farlo e il dovere morale di provarci e insistere". E, in fondo, anche lui pensa che il tricolore possa ancora essere un obiettivo concreto per il Milan; certo, bisognerà sperare che chi sta davanti qualche passo falso lo compia: "Noi siamo partiti all’inizio della stagione con altri obiettivi, adesso però siamo lì e ci giochiamo tutto - l’ammissione di Pioli - abbiamo battuto un sacco di record, ma se non facciamo bene le prossime partite non ci porteranno a nulla. Ci sono sette squadre fortissime, quattro saranno contente, tre un po’ meno. E noi, a fine stagione, vorremo essere molto contenti".