Lunedì 20 Maggio 2024
GIULIO MOLA
Sport

Milano è nerazzurra, è un Diavolo senza pace

Lautaro firma ancora un successo nel derby, l’Inter rimane a 13 punti dalla capolista mentre il Milan è sempre più in crisi

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di Giulio Mola

L’incornata micidiale del Toro Martinez manda il Diavolo all’Inferno e regala un’altra notte di festa al popolo nerazzurro che si gode il secondo posto solitario. Per il Milan è crisi vera, certificata dai risultati (quarta sconfitta di fila, Supercoppa compresa) e dalla classifica (rossoneri scavalcati dalla Roma e quarti con Atalanta e Lazio).

Quanto accaduto a Riad non è stato casuale: in questo momento fra la squadra di Simone Inzaghi e la truppa di Stefano Pioli le distanze ci sono, anche se nel derby “rischiatutto” di ieri sera (senza il profumo di scudetto) i campioni d’Italia hanno avuto un (tardivo) impeto d’orgoglio. Più fame, più gambe e soprattutto più qualità ha messo in campo l’Inter, in difficoltà solo nel quarto d’ora finale. Non ha invece sortito effetti la rivoluzione (tattica e di uomini) decisa da Pioli: un 3-5-2 (5-3-2 in fase difensiva) imprigionato dalla paura. Quando i rossoneri si sono svegliati, nell’ultimo scorcio di match, non sono riusciti a ripetere il miracolo di un anno fa.

Dentro dall’inizio il figliol prodigo Skriniar nell’Inter, panchina per Leao nel Milan, come da previsioni della vigilia. Poi la coppia Martinez-Dzeko da una parte, Giroud-Origi (con Messias mezz’ala) dall’altra. Ma in campo è scesa solo l’Inter, che sin dai primi minuti schiacciava i “rivali” arrivando in zona tiro con facilità. Scatenato Lautaro Martinez, che prima impegnava Tatarusanu (5’) e poi girava fuori di testa (9’) un invitante cross di Skriniar. I nerazzurri reclamavano anche un rigore per ruvido contatto di Gabbia su Dzeko (bene faceva Massa a far continuare). Il Milan di fatto rinunciava a giocare: un po’ perché assediato dagli avversari, ma certamente perché incapace di proporsi in avanti. L’immagine che fotografava le difficoltà dei rossoneri era quella di Theo Hernandez che giocava solo da terzino, Faticavano gli esterni, faticava anche Messias e le punte restavano isolate. Vero che Pioli aveva chiesto ai suoi una partita di sofferenza, ma nessuno immaginava che Kjaer e compagni lo prendessero alla lettera.

E così quando l’Inter aumentava i giri del motore, per il Milan erano dolori. Dopo l’ennesimo affondo di Dimarco (33’) arrivava l’angolo di Calhanoglu: parabola perfetta, staccava Martinez e al terzo tentativo faceva centro. Milan in ginocchio, l’Inter cercava di dargli subito il colpo di grazia. Pioli dopo l’intervallo si giocava prima la carta Diaz e poi calava la coppia Saelemaekers-Leao (bocciato Origi) ma era ancora l’Inter a sfiorare il gol con Dzeko, “murato” da Tatarusanu. Con parecchia qualità in più il Milan usciva dal guscio anche perché l’Inter cominciava a concedere metri. Gara che diventava più ruvida e che Inzaghi provava a blindare con Gosens, Brozovic e Lukaku. Ma a quel punto entrava in partita Leao, arrivava il primo tiro in porta di Diaz (27’) e subito dopo Giroud perdeva l’attimo giusto facendosi recuperare da Acerbi. Il Milan restava aggrappato al match anche perché l’ottimo Massa annullava i gol prima a Lukaku (fallo su Thiaw) e poi a Martinez (fuorigioco). L’Inter vince con merito (14 tiri a 4, 66% di possesso), i rossoneri sprofondano. La notte porterà consiglio, ma Pioli al momento non si tocca. Toccherà però a lui raccogliere i cocci. E non sarà facile.