Venerdì 21 Giugno 2024
PAOLO FRANCI
Sport

Da Ronaldinho a Weah Jr, il Dna dei campioni

Il figlio del ‘Gaucho’, 18 anni, ha firmato per il Barça. Anche gli Zidane cercano di stupire: il cognome, però, non sempre è una garanzia

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di Paolo Franci

Il sorriso che fa rima con pallone è lo stesso. Un’esplosione di gioia e passione. Il ragazzo si chiama Joao de Assis Moreira, ha appena compiuto 18 anni e quando scende in campo si chiama Joao Mendes in omaggio a Janaina Mendes, sua madre. Nulla però, può togliergli di dosso il peso di essere il figlio di Ronaldinho, detto ’Gaucho’ ai tempi in cui giocava nel Gremio e in patria bisognava distinguerlo da Ronaldo. Poi è arrivato al Barcellona e non c’è stato più bisogno. E suo figlio Joao indovinate un po’ con chi ha firmato il suo primo contratto da professionista? E già, col Barça.

In realtà il ragazzo è in blaugrana da un po’. E’. cioè, una sorta di ’ospite’ del club guidato da Joan Laporta con il permesso di usare le infrastrutture, di allenarsi, senza però essere in prova con nessuna delle squadre canterane. Adesso la firma c’è e il Barcellona l’ha anche sbandierata, probabilmente per coprire la figuraccia in Youth League, dove la ’Juvenil A’ ha incassato un secco 0-3 in casa con l’AZ Alkmaar finendo fuori dalla competizione.

Joao Mendes sarà impiegato nella Juvenil A o nella B, ancora non è deciso, quel che è ben chiara, è la pressione cui sarà sottoposto il ragazzo. E giù perchè al Barcellona era arrivato dopo essere stato liberato dal Cruzeiro, dove era stato tesserato sotto falso nome per evitare le immaginabili pressioni di essere il figlio di Ronnie. Joao è un centravanti, mancino, e sa che dovrà arrampicarsi svelto in uno dei club più competitivi al mondo, senza dimenticare che alla sua età il padre aveva già esordito nel campionato brasiliano con la maglia del Gremio.

Essere ’figli di’ d’altra parte, non sempre è un vantaggio. O meglio, lo è sicuramente nella possibilità di avere un’occasione e anche di più, poi però, quando è il momento di scendere in campo il cognome può diventare un peso insostenibile.

Ne sa qualcosa, ad esempio, il 23enne Justine Kluivert, figlio di quel grande attaccante che è stato (parentesi milanista a parte) suo padre Patrick. Justin ha promesso molto e mantenuto pochissimo tra Nizza, Lipsia e Valencia dopo esser stato scaricato dalla Roma. E non per carenze tecniche, ma senza dubbio di personalità.

I figli di Zinedine Zidane non stanno sfondando: Enzo, il più grande, gioca ora nella terza divisione spagnola, Luca fa il portiere dell’Eibar in seconda divisione, anche Theo è in terza divisione con il Real Madrid Castilla e poi c’è l’ultimo, Elyaz, 17 anni, ancora nelle giovanili dei Blancos.

C’è chi invece ha fatto grandi cose come papà, tipo Kasper Schmeichel. Suo padre Peter vinse un Europeo pazzesco con la Nazionale, il Nostro ha piazzato il colpo del secolo vincendo la Premier tra i pali del Leicester di Ranieri. Se da noi Fede Chiesa sta ricalcando le orme di papà Enrico e il giovin Maldini pare destinato a grandi cose, cè un ragazzzo che - a proposito di Milan- si chiama Timothy Tarpeh Weah. figlio di George, lo straordinario attaccante milanista, Pallone d’Oro e attuale presidente della Liberia. Weah jr gioca nel Lilla in Ligue 1, è attaccante classe 2000 ma non è ancora esploso del tutto. Ha comunque segnato agli ultimi Mondiali con gli Stati Uniti. Sta andando come un fulmine Marcus Thuram, figlio del grande Lilian. Il classe ’97 nato a Parma è attaccante titolare nel Borusssia ’Gladbach in Bundesliga, ha segnato 11 reti in 21 partite quest’anno e c’è la fila per tentare di prenderlo.

C’è poi chi, come, Erling Haaland il padre Alf-Inge - roccioso difensore danese con discreta carriera in Inghilterra - lo ha surclassato diventanto l’attaccante più forte al mondo. E, mentre in molti aspettano di capire cosa abbia preso dal padre Cristian Totti, 17enne - detto che ’Checco’ alla sua età aveva già fatto strabuzzare gli occhi - s’è già capito quanto vale il Cholito Simeone, 70 gol in Serie A e un futuroluminoso davanti.