Domenica 26 Maggio 2024
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Morte Davide Rebellin, 40 ciclisti ed ex ciclisti scrivono a Mattarella e non solo

"La nostra battaglia per imporre nel codice della strada regole più stringenti a tutela dei ciclisti non si fermerà", il messaggio dei firmatari

Davide Rebellin

Davide Rebellin

Milano, 1 dicembre 2022 - La pazienza ormai è giunta al limite. Dopo la tragica scomparsa di ieri di Davide Rebellin, investito da un camion, un gruppo di 40 fra ciclisti, ex ciclisti e altri sportivi ha deciso di firmare una lettera inviata a presidente della Repubblica, presidente del Consiglio, presidente del senato e presidente della Camera su iniziativa delle associazioni IO RISPETTO IL CICLISTA e ACCPI. Fra coloro che hanno deciso di aderire spiccano Filippo Ganna, Vincenzo Nibali, Paolo Bettini, Davide Cassani e Yuri Chechi, solo per citarne alcuni. L'intento è quello ovviamente di pretendere una maggiore sicurezza sulle strade per gli amanti delle due ruote. 

Il lungo messaggio

"Per l’ennesima volta piangiamo un amico morto sulla strada. Michele Scarponi, ora Davide Rebellin ucciso ieri. E sempre ieri un ragazzo di 16 anni ammazzato mentre pedalava a Ferrara. Come Tommaso Cavorso, Silvia Piccini, Thomas Casarotto e tanti, troppi altri amici - si legge nella lettere - Solo nel 2021 sono morte oltre 200 persone in bicicletta, quasi 500 pedoni, molte di queste vittime di incidenti della strada dovuti a persone che semplicemente non si sono accorte della loro presenza. Non si sono resi conto che erano lì. Distratti dal cellulare, presi dalla frenesia con il piede sempre sull’acceleratore e lo sguardo chissà dove. La strada non è solo delle automobili. La strada è del bambino che va a scuola, della mamma o del papà che accompagnano i figli in bici o a piedi, degli anziani che si spostano magari con l’unico mezzo che hanno a disposizione, le proprie gambe. La strada è di tutti, o così dovrebbe essere, ma poi non è assolutamente vero. E diventiamo ostacoli al cammino di bolidi impazziti o di persone distratte che non si rendono conto che l’automobile diventa uno strumento di morte se gestita con distrazione e mancanza di rispetto. Perché tanto la velocità sulla strada è un fattore di successo quanto l’indifferenza per quelli che sono utenti deboli un fatto ordinario su cui piangere soltanto per qualche minuto nella quotidiana tragedia che tocca le famiglie investite, ed è proprio il caso di dirlo, dalla mala sorte di un pirata che semplicemente non guardava". 

"Regole più stringenti"

"La nostra battaglia per imporre nel codice della strada regole più stringenti a tutela dei ciclisti non si fermerà. Ci abbiamo provato più e più volte e ci continuiamo a provare - il messaggio dei firmatari - Chiediamo ancora una volta che si stabiliscano i limiti minimi per il sorpasso di una bicicletta sulla strada. E’un piccolo passo ma un passo importante. Perché stabilire regole chiare di distanza nel sorpasso dei ciclisti ci salva la vita. Un metro e mezzo sono centocinquanta centimetri che rappresentano la distanza fra la vita e la morte. E vi assicuro che questo è la grandissima verità. Non vogliamo, non possiamo non dobbiamo smettere di chiedere regole diverse. Ci eravamo quasi riusciti qualche mese fa ma ancora una volta la burocrazia ha frenato e qualcuno ha pensato di dire che mettere una norma semplice produceva un costo non coperto nel bilancio dello Stato. Ma quale somma, peraltro infinitesimale, può valere la vita di una persona? Chi salva una vita salva il mondo intero. Qui non dobbiamo salvare il mondo intero dobbiamo soltanto scrivere una regola semplice. Ridateci il diritto di vivere la nostra esperienza sulla strada come ciclisti con serenità e sicurezza. Dateci regole aiutateci a pedalare in sicurezza. Un metro e mezzo. Tre passi di cammino. Facciamoli!!"

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