Giovedì 20 Giugno 2024

Golf, Koepka in testa al major

L'americano che gioca sul LIV Tour è al comando del secondo torneo dello Slam del golf ma non è l'unico a puntare alla vittoria tra i giocatori della Superlega

Brooks Koepka

Brooks Koepka

Terzo giro: Come già accaduto lo scorso aprile al The Masters, la Superlega araba torna a mettere paura ai circuiti tradizionalisti del green. Negli Usa, dopo il terzo giro del PGA Championship, secondo Major 2023 del golf maschile, in testa alla classifica c'è Brooks Koepka. Asso della LIV Golf, lo statunitense che ha già vinto questo torneo sia nel 2018 che nel 2019, a Rochester guida il leaderboard con un totale di 204 (72 66 66, -6) colpi, uno di vantaggio nei confronti del norvegese Viktor Hovland e del canadese Corey Conners, entrambi secondi con 205 (-5). Mentre al quarto posto con 207 (-3) c'è un altro americano, Bryson DeChambeau, anche lui tra i big della Superlega araba.

È invece scivolato al quinto posto con 208 (-2) Scottie Scheffler. Il numero 2 mondiale, leader a metà gara, all'Oak Hill Country Club (East Course, par 70), ha pagato a caro prezzo un parziale di 73 (+3) e ora deve recuperare quattro colpi a Koepka, già runner up al The Masters dopo essere stato anche in testa alla classifica. Nella Top 10 c'è pure Rory McIIroy. Il nordirlandese è settimo con 209 (-1) alle spalle proprio di Scheffler e Justin Rose. Mentre è lontanissimo dalle posizioni di vertice lo spagnolo Jon Rahm. Numero 1 mondiale, è 42° con 216 (+6) al fianco, tra gli altri, di Jordan Spieth che, ancora una volta, è costretto ancora una volta a rimandare il sogno di completare il Grande Slam. Prova deludente per Justin Thomas, il campione uscente, è ora 67/o con 220 (+10) al pari di Phil Mickelson.

Prologo: L’élite mondiale si riprende la scena nel PGA Championship, il secondo major stagionale giunto alla 105ª edizione e ospitato per la quarta volta dall’Oak Hill Country Club (East Course), a Rochester nello stato di New York. Dal 18 al 21 maggio si contenderanno il Wanamaker Trophy 156 concorrenti, praticamente i migliori del mondo, compresi 99 tra i primi 100 del World Ranking. Tanti i motivi di interesse a iniziare dalla contesa per la leadership mondiale che continua a mantenere Jon Rahm, perché Scottie Scheffler manca le occasioni di sorpasso anche quando lo spagnolo è assente, ma che ovviamente ci riproverà ancora. O all’attesa di uno spettacolo ad altissimo livello tecnico e agonistico, vista la qualità che scenderà in campo, e al significato stesso di un titolo major che, a volte, può cambiare una vita golfistica. Ricordando anche la presenza dei migliori giocatori della LIV Golf (16 in gara) molti dei quali possono variare ogni previsione a iniziare da Brooks Koepka, che il torneo lo ha vinto nel 2018 e 2019. In ottica azzurra la partecipazione di Francesco Molinari, che dovrà ritrovare il passo giusto con la Ryder Cup alle porte, se vorrà far parte del Team Europe. Ha partecipato per 12 volte al major, unico in cui ha sempre superato il taglio, con tre top ten: 2° nel 2017, 10° nel 2009 e 6° nel 2018.

Il field – Difende il titolo Justin Thomas, a segno anche nel 2017, 30enne di Louisville (Kentucky) con 15 titoli sul PGA Tour (compresi due major e due WGC). Dopo quel successo non ha più vinto e nelle 12 gare stagionali ha ottenuto tre top ten uscendo una sola volta dopo 36 buche. I numeri non gli sono particolarmente favorevoli, ma in un evento del genere le motivazioni possono cambiare radicalmente le carte in tavola. Hanno sicuramente più credito – oltre a Rahm, Scheffler e a Koepka – Rory McIlroy, Xander Schauffele, Jordan Spieth, Patrick Cantlay, Max Homa, Matt Fitzpatrick, Viktor Hovland così come Jason Day, che il PGA Championship lo ha già messo nel palmarès (2015) e che vorrebbe aprire, dopo l’exploit di domenica scorsa nell’AT&T Byron Nelson, un nuovo capitolo della carriera. Senza dimenticare Dustin Johnson, in grande spolvero dopo la vittoria nella LIV Golf Tulsa, Cameron Smith, Bryson DeChambeau, Phil Mickelson, Joaquin Niemann e Patrick Reed anche se, come Koepka, potrebbero soffrire la distanza, perché nella Superlega araba disputano 54 buche a torneo. Non ci sarà Tiger Woods, un’assenza comunque pesante, dovuta ai postumi del recente intervento chirurgico al piede. Il californiano, pur senza competere per il successo, avrebbe offerto un contributo di interesse notevole. Tra i 100 del ranking, Will Zalatoris, ancora infortunato, è l’unico ad aver dato forfait. Il montepremi è di 15 milioni di dollari con prima moneta di 2,7 milioni di dollari.

II torneo nato nel 1916 – ll torneo nacque per volontà di Rodman Wanamaker, un imprenditore nel campo della grande distribuzione, il quale nei primi anni del secolo si accorse che i giocatori di golf incassavano ben poco di quanto spettasse loro per il commercio e la vendita delle attrezzature per il golf. Allora decise di convocare i migliori giocatori dell’epoca, fra i quali Walter Hagen, e alcuni rappresentanti dell’industria del golf, compreso l’architetto Tillinghast creatore del percorso di Winged Foot, e il 16 gennaio 1916 nacque la Professional Golf Association. La prima edizione del torneo si svolse a ottobre dello stesso anno a New York e Wanamaker, dal quale il trofeo ha preso il nome, contribuì con 2.500 dollari al primo montepremi del Pga Championship. L’evento si è giocato con formula match play fino al 1958, anno dal quale si disputa su 72 buche stroke play. Inizialmente la gara si svolgeva in periodi diversi tra maggio e luglio, poi dal 1969 ha trovato collocazione fissa ad agosto, quarto major dell’anno. Dal 2019 è in calendario a maggio. Solo otto vittorie per gli europei – I giocatori europei hanno avuto sorte amica all’inizio con i successi nelle prime due edizioni dell’inglese Jim Barnes (1916, 1919) e degli scozzesi Jack Hutchison (1920) e Tommy Armour (1930). Poi più nulla fino al 2008 quando si è imposto l’irlandese Padraig Harrington. Successivamente il titolo è stato appannaggio del tedesco Martin Kaymer (2010) e per due volte di Rory McIlroy (2012, 2014).