Le donne sottovalutate, ieri come oggi

Le donne faticano ancora a trovare uno spazio economico e fisico per decidere del proprio destino. I dati dell'Ispettorato nazionale del lavoro dimostrano che le mamme sono il 73% delle dimissioni. Investire sulle donne significa ridare speranza al nostro Paese

Il papà di Giulia ai funerali della figlia (Ansa)
Il papà di Giulia ai funerali della figlia (Ansa)

Una stanza tutta per sé e 500 sterline. Era il 1928 e Virginia Woolf, una delle più importanti autrici del ‘900, aveva indicato queste come condizioni per diventare scrittrice. Richiesta che portava una carica di denuncia: se le donne sono state cancellate dalla storia, è perché per millenni sono state tenute lontane dal potere economico. Ecco perché era necessario impadronirsi di uno spazio, fisico ed economico, per decidere del proprio destino. A distanza di un secolo, le donne faticano ancora a trovarne uno e il motivo sono le vecchie logiche patriarcali. Una riprova arriva dai numeri dell’Ispettorato nazionale del lavoro, secondo cui, nel 2022, le dimissioni di neogenitori con bimbi fino ai tre anni sono aumentate del 17% e le mamme sono il 73% del totale. Il fatto che 44mila mamme si siano dimesse, per chi vive la difficoltà di lavorare e crescere figli, non è una sorpresa: conciliare lavoro e figli è un’impresa quotidiana.

Molte donne non hanno la possibilità di lasciare i bimbi al nido, perché i posti non ci sono. In più, è bene ricordarlo, in Italia i loro stipendi, a parità di mansioni, sono più bassi rispetto ai colleghi maschi: se bisogna scegliere a quale lavoro rinunciare, si decide per quello meno remunerato e con meno possibilità di carriera. I numeri lo confermano, così come confermano che il lavoro di cura di una mamma, che dovrebbe essere riconosciuto come uno dei più delicati, viene spesso considerato un ostacolo. Il caso ha voluto che questi dati uscissero nel giorno in cui il papà di Giulia Cecchettin, durante i funerali, ha parlato, tra le altre cose, di ciò che porta al femminicidio. "Il risultato di una cultura che svaluta la vita delle donne", ha detto. Ecco, una delle prime cose a essere svalutata è la loro indipendenza economica, che le rende vulnerabili, di fronte a uomini maltrattanti. Investire sulle donne significa ridare speranza al nostro Paese, nell’inverno demografico che ci vede ultimi in Europa, per nascite, secondo Eurostat. Da qui si deve ripartire, per dare un senso, come ha chiesto il padre, alla morte di Giulia, quando i riflettori si spegneranno.