L’Adorazione dei Magi, opera incompiuta di Leonardo da Vinci
L’Adorazione dei Magi, opera incompiuta di Leonardo da Vinci
Se Leonardo Da Vinci nascesse in questi giorni, sarebbe pittore o fotografo? La Fotografia e la Pittura sono due navi sorelle, diverse per struttura e per età, che navigano nello stesso mare inseguendosi prima l’una e dopo l’altra. Leonardo oggi sarebbe un ottimo comandante di entrambe, ma certamente più un fotografo. Meglio dire che sarebbe oltre che un inventore, uno scienziato, un astronomo, un botanico, un medico, un artista… anche un fotografo. La grande cura con la quale Leonardo cerca di riprodurre fedelmente la realtà, sia nei suoi disegni che nei suoi dipinti, troverebbe nel prelievo ottico della Fotografia la sua massima realizzazione. “L’occhio, che si dice finestra dell’anima, è la principale via donde il comune senso può più copiosamente e magnificamente considerare le infinite opere della natura”. L’importanza della vista è così poeticamente espressa nella prima parte del Trattato sulla Pittura, mentre nel Codice Atlantico il genio toscano, oltre a numerosi studi sulla rifrazione, descrive l’Oculus artificialis. Non una vera e propria macchina fotografica, ma una camera oscura con l’aggiunta di una lente nel foro stenopeico. Molti altri pittori, tra i quali Raffaello e Canaletto, usarono una camera oscura di questo tipo per realizzare alcune delle loro opere. L’occhio artificiale facilitava la fase del disegno. Consentiva di ricalcare sulla parete interna opposta a quella del foro i profili, proiettati al contrario, della realtà che si voleva riprodurre. L’invenzione della fotografia vera e propria facilitò il lavoro dei pittori ritrattisti consentendo al soggetto di non posare per ore, e più avanti fu usata per creare opere come le ballerine di Degas o alcuni capolavori di Monet e di altri impressionisti.
È LA NATURA stessa della Fotografia che si sposa al genio di Leonardo come le stelle a un cielo senza nubi. La capacità della Fotografia di descrivere ma anche di creare e la sua applicabilità in ogni ramo dello scibile, dalle scienze alle arti, ben si accorda con la poliedrica curiosità del genio del Rinascimento. Leonardo si sarebbe servito di tutti i progressi che l’evoluzione della Fotografia ha raggiunto. In primo luogo l’estensione focale degli obiettivi. Il brand nipponico più noto al mondo è arrivato al supertele 2000mm f/11 e chissà cosa avrebbe scoperto Leonardo in campo astronomico con gli ultimi telescopi e cosa nel mondo invisibile con i più potenti microscopi.
PER POTER ingrandire particolari minimi di un’immagine senza perdita di nitidezza, avrebbe usato i sensori digitali più grandi, come quello di una nota casa svedese che ne ha commercializzato uno da 400 megapixel! Gli archivi a Casa da Vinci sarebbero stati enormi, Leonardo avrebbe riempito migliaia di Terabyte di memoria con le sue immagini, cancellando poco e conservando molto e certamente criptando l’accesso con password scritte al contrario. Avrebbe usato la realtà virtuale (che si basa su fotografie oltre che video) sia a fini ricreativi per deliziare i ricchi committenti, che a fini scientifici per sperimentare reazioni e comportamenti dei suoi modelli. E la sua parte creativa? Non avrebbe usato applicazioni con filtri e modifiche preconfezionate, ma programmi che rendono possibile ciò che si è sempre solo immaginato. Avrebbe avuto a disposizione strumenti di post-produzione che possono farci credere vero il falso e falso il vero. Ma non si sarebbe accontentato, avrebbe continuato a cercare fino a modificare lenti e sensori per fotografare i nostri sogni. Se Leonardo fosse qui oggi, dopo aver superato molte delusioni, proverebbe a fotografare ciò che è già avvenuto e ciò che accadrà, per farci capire quante occasioni stiamo perdendo e quanto ancora si può fare.