Domenica 26 Maggio 2024
DAVIDE EUSEBI
Distretti

Enogastronomia: nuova frontiera del turismo

Produzioni di qualità e identità rurale: nella regione sono oltre 35mila le imprese agroalimentari, un tesoro di sapori e tradizioni

I tesori del bosco

I tesori del bosco

PESARO

Si va per vini, oli, cibi e si scopre il territorio. Si cerca la coltura e si trova anche la cultura. È il nuovo turismo, si chiama enogastronomico ed è ispirato dal desiderio di scoprire che cosa c’è di buono nel territorio, per poi abbinare alla sosta in cantina, al frantoio, in bottega e al ristorante, anche la visita ai musei, alle rocche e ai siti archeologici. A questo tema strategico per la ripresa economica post Covid Qn-Il Resto del Carlino dedicherà prossimamente un forum con la partecipazione di alcuni degli attori principali delle Marche. Infatti, il convegno in programma oggi, a Pesaro, è stato rinviato a data da destinarsi per cause di forza maggiore. Ma andiamo alla scoperta del turismo enogastronomico, o meglio: dove eravamo rimasti? La pandemia aveva chiuso la porta dei sogni, costringendoci a rinunciare ai viaggi, alle soste al ristorante o alle visite alle aziende agricole. La contrazione economica sembrava avere assestato un colpo letale ai consumi anche in termini di turismo enogastronomico, ma il fuoco covava sotto la cenere: le cantine, i frantoi e i ristoranti si sono organizzati con le vendite online e le consegne a domicilio, per assecondare quel desiderio di ripartenza che è esploso nel post Covid, riattivando un circuito turistico legato all’enogastronomia, che ha fatto segnare numeri da record: venti milioni di eno-gastro viaggiatori a spasso per l’Europa, una tendenza in aumento anche nelle Marche.

Non a caso i dati della prima, vera stagione turistica dopo la pandemia sono da record: da gennaio ad agosto, gli arrivi sono stati pari a 1.906.726, un balzo di 359.277 unità rispetto all’anno scorso (+23,22%) e 39.397 in più del 2019 (+2,11%), mentre le presenze – calcolate sulla base dei giorni di pemanenza dei turisti nelle strutture ricettive – hanno superato la soglia dei nove milioni, 9.148.000 tondi tondi, oltre un milione e 360mila in più del 2021 (+17,46%), con un aumento di 573.176 giorni sul 2019 (+6,68%). A trainare la ripresa del comparto ha contribuito anche il ritorno in grande stile dei turisti stranieri: 295.648 arrivi da gennaio ad agosto, quasi 150mila in più dell’anno scorso (+87,13%) e solo 6.553 meno del 2019 (-2,17%), e 1.333.173 presenze (+81,35% sul 2021). Basta quella nuova parola magica: "Glocal", ovvero il tipico, il buono, il vero di una piccola azienda, che attrae turisti da ogni latitudine e, viceversa, dei prodotti di nicchia e delle eccellenze che prendono le vie di tutto il mondo. Un fenomeno straordinario, che segna l’inizio di un nuovo Rinascimento delle nostre abitudini.

Il sistema agroalimentare marchigiano è da sempre caratterizzato da tantissimi piccoli e medi produttori, anche di nicchia, con delle produzioni di altissima qualità, che poggiano le radici sul saper fare, sulla tradizione, sulla storia e su un’identità spesso rurale che viene da molto lontano. Sono oltre 35mila le imprese agroalimentari della regione. Gli ultimi dati forniscono un’immagine dinamica e in continua crescita. Le prime trentacinque aziende marchigiane – per volume d’affari – operanti nei settori dell’agricoltura e dell’alimentare rappresentavano nel 2020 un fatturato cumulato totale di quasi 2 miliardi di euro, in crescita del 42% sul 2016. I settori primari alla base delle diverse filiere sono diversificati e di qualità. Le Marche producono ortofrutta, olio di oliva, vini, cereali e legumi di elevata qualità e ricercatezza. E poi prodotti dell’allevamento, dell’economia forestale e della pesca. Le filiere industriali che maggiormente si stanno sviluppando sono quelle della pasta, dei vini, dell’ortofrutta e delle carni avicole. L’export agroalimentare ha raggiunto nel 2020 un valore di ben 410 milioni di euro, più 11% sul 2016, e nel 2021 la quota è salita fino a 453 milioni. Un territorio per cui il food&wine è un comparto cruciale, che conta quasi 26.800 imprese, impiegando circa 36.400 addetti.