Maxiprocesso ai Casamonica, la Cassazione: è mafia

Riconosciuta anche l’associazione armata per alcuni capi. Ci sarà un processo d’appello bis per la rideterminazione della pena

Le operazioni di sgombero e abbattimento di 8 costruzioni abusive a Roma riconducibili al clan Casamonica (Ansa)
Le operazioni di sgombero e abbattimento di 8 costruzioni abusive a Roma riconducibili al clan Casamonica (Ansa)

Roma, 16 gennaio 2024 – È mafia. La Cassazione conferma l'accusa di 416bis nel maxiprocesso contro i Casamonica. Per la seconda sezione penale della Superma Corte, dunque, il clan romano è una struttura criminale di stampo mafioso.

Riconosciuta anche l'aggravante dell'associazione armata per alcuni dei vertici, per i quali è stato disposto un nuovo processo di appello per la rideterminazione della pena. Nel corso del primo processo di appello la condanna più alta, a 30 anni, è stata inflitta a Domenico Casamonica, il boss del clan romano. Nei confronti di alcune posizione minori è, invece, venuta meno l'aggravante di avere agito nell'interesse del clan.

''Il gruppo criminale Casamonica, operante nella zona Appio-Tuscolana di Roma, con base operativa in vicolo di Porta Furba è organizzato in una 'galassia', ossia aggregato malavitoso costituito da due gruppi familiari dediti ad usura, estorsioni, abusivo esercizio del credito, nonché a traffico di stupefacenti, dotato di un indiscusso 'prestigio criminale' nel panorama delinquenziale romano, i cui singoli operavano tuttavia in costante interconnessione e proteggendosi vicendevolmente, così da aumentare il senso di assoggettamento e impotenza delle vittime, consapevoli di essere al cospetto di un gruppo molto coeso ed esteso'', avevano scritto i giudici della Corte d'Appello di Roma nella sentenza con cui hanno confermato l'accusa di mafia per il clan.

In primo grado, il 20 settembre 2021, erano state comminate 44 condanne per oltre 400 anni carcere.