Sabato 13 Aprile 2024

Cacciata dopo il video hot, bufera sulla Roma che replica: "Era inevitabile". Indaga la procura sportiva

La società sul licenziamento della dipendente con il fidanzato-collega: “Nessuna discriminazione”. La Figc vuole fare luce sulla vicenda del filmato rubato e diffuso da un calciatore della Primavera

Bufera sulla Roma per la vicenda del licenziamento per il video hot

A destra, il centro sportivo di Trigoria a Roma dove si allenano prima squadra e giovanili

Roma, 16 marzo 2024 – La Roma scende in campo. Ma stavolta il terreno è quello dell’imbarazzante vicenda del licenziamento della dipendente a cui è stato rubato dallo smartphone un video hard da un giovane tesserato della squadra Primavera. Filmato che lo stesso calciatore avrebbe poi diffuso in chat ai compagni di squadra e impiegati del club. Episodio poi deflagrato, appunto, con il licenziamento della dipendente e di un’altra persona, fidanzato e collega di lei a sua volta protagonista del video.

Ieri, attorno alle prime ore del pomeriggio e mentre gli 007 della Figc accendevano un faro sulla vicenda aprendo un fascicolo e il giro degli interrogatori, il club di Dan Friedkin ha deciso di prendere posizione sui licenziamenti: "Decisione dettata dalla violazione della policy di etica aziendale sui comportamenti interni al club e in nessun modo motivata da discriminazioni di genere". "Il licenziamento – spiega il club – è la conseguenza di una circostanza che oltre a essere contraria al codice etico del club ha determinato l’impossibilità di proseguire il rapporto di lavoro". E cioè i due dipendenti allontanati, lavorando a stretto contatto con i giovani calciatori, non avrebbero potuto proseguire correttamente nelle loro mansioni "svolte da entrambi in coordinamento diretto con dei ragazzi minorenni". La Roma replica anche all’accusa – ritenuta "inesistente" dalla società – di "discriminazione sessuale e disparità di trattamento".

La terza motivazione apre una nuova lettura della vicenda e cioè che la Roma avrebbe licenziato entrambi perché in quel video tra l’uomo e la donna – il primo inquadrato nel club come responsabile della seconda – sarebbero emersi discorsi carrieristici tra i due: "È peraltro purtroppo vero che nel video emergeva la sussistenza di una trattativa privata riguardante corsie preferenziali lavorative".

Ma nella nota non c’è alcun riferimento al comportamento del tesserato che ha rubato e diffuso il video. E proprio su questo aspetto vuole veder chiaro la procura federale che ovviamente non indaga sul licenziamento (la competenza è semmai di un giudice del lavoro), ma sulla responsabilità di tesserati giallorossi relative alla diffusione di video privati. Gli interrogatori sono già cominciati e l’ultimo che sarà ascoltato sarà il calciatore. Prima gli altri testimoni (tra cui l’ex dipendente) e probabilmente anche la Ceo, Lina Souloukou.

Al calciatore – da tre anni alla Roma e in procinto di esordire con la prima squadra prima della bufera – sarebbe contestato l’articolo 4 del codice di giustizia sportiva, quello legato ai principi di lealtà, correttezza e probità, mentre alla Roma il 6 per responsabilità oggettiva. C’è però anche l’eventualità che della vicenda si interessi la procura ordinaria ipotizzando il reato di revenge porn per chi ha rubato e diffuso e il video, ma anche per chi ha contribuito a farlo circolare.

"Sono certo – dice all’Ansa il ministro dello sport Andrea Abodi – che le indagini faranno emergere in tempi brevi le responsabilità, determinando le relative e opportune conseguenze".

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