Martedì 16 Aprile 2024

Zuppi e i cattolici in politica: "La Chiesa non si schiera. Nessun impegno diretto"

I vescovi italiani ribadiscono che i ministri in parrocchia non possono avere incarichi politici per evitare divisioni. Si chiarisce il ruolo dei ministri sacri e l'apertura alle donne in alcuni servizi liturgici.

Zuppi e i cattolici in politica: "La Chiesa non si schiera. Nessun impegno diretto"

Zuppi e i cattolici in politica: "La Chiesa non si schiera. Nessun impegno diretto"

Nessun coinvolgimento diretto negli schieramenti politici per chi svolge un ministero in parrocchia. Il vescovo di Reggio Emilia, monsignor Giacomo Morandi, ha scritto ai suoi parroci per ricordare quanto stabilito da san Paolo VI nella lettera apostolica Ministeria Quaedam del 1972, vale a dire che i ministri "sono messi a disposizione della comunità e della sua missione in forma stabile" e pertanto non possono avere responsabilità che risultino divisive come un incarico in un partito politico. Circa un mese fa anche il vescovo di Ascoli, monsignor Gianpiero Palmieri, è intervenuto sullo stesso tema ribadendo che chi svolge un ministero in parrocchia non può intraprendere la carriera politica. Una posizione che è stata ribadita anche dal presidente della Cei e arcivescovo di Bologna, il cardinale Matteo Zuppi. "La Chiesa non fa mai politica per una parte – spiega il porporato –. La Chiesa promuove i suoi valori per il bene dell’uomo e lo fa senza fiancheggiare questa o quella forza politica. I tempi di un presunto collateralismo sono finiti e per questo condivido le parole di monsignor Morandi che, ricordo, riguardano i ministri che svolgono il loro servizio all’interno di una comunità e non i cattolici che si impegnano in politica. Abbiamo bisogno di persone che portino avanti e difendano i nostri valori nel dibattito politico, ma questo impegno non può riguardare chi è stato chiamato a svolgere un ministero nella chiesa e, quindi, a favore di tutta la comunità".

Bisogna chiarire che cosa si intende per ministri. Esistono due ministeri sacri, il presbiterato e il diaconato, e nella già citata epistola Paolo VI ne riformò altri due: il lettorato e l’accolitato, definiti istituiti. Il lettore è colui che proclama la parola di Dio nell’assemblea liturgica e anima i momenti di preghiera, mentre l’accolito è chi serve all’altare, coordina il servizio della distribuzione della Comunione nella e fuori della celebrazione dell’Eucaristia, in particolare alle persone impedite a partecipare fisicamente alla celebrazione. Fino alla riforma voluta da papa Francesco con la lettera apostolica Spiritus Domini del 10 gennaio 2021 questi 2 ministeri erano riservati alle persone di sesso maschile, mentre oggi anche le donne possono svolgere questo servizio. Con un altro ‘Motu Proprio’ il 10 maggio 2021 l’attuale pontefice ha introdotto in via sperimentale un terzo ministero istituito, quello del catechista, che cura l’iniziazione cristiana di bambini e adulti, e accompagna quanti hanno già ricevuto i sacramenti nella crescita di fede. Il codice di diritto canonico stabilisce che i candidati a questi ministeri ‘minori’ sono conferiti con il rito liturgico previsto dal pontificale romano e viene conferito per un primo periodo di cinque anni, rinnovabile in modo permanente dal vescovo locale.