Martedì 23 Luglio 2024
COSIMO ROSSI
Politica

Dopo le elezioni. Visto dal Ppe: "Meloni ora è cruciale. Il bis di von der Leyen dipende anche da lei"

L’analisi del coordinatore ricerca del Wilfried Martens for European Studies: "I socialisti vorrebbero i Verdi. Per questo serve la premier italiana"

Roma, 14 giugno 2024 – Federico Ottavio Reho, coordinatore della ricerca del Wilfried Martens Centre for European Studies, fondazione del Ppe, c’è un’accelerazione sulla riconferma di von der Leyen?

"Credo che si possa dire sì. È la candidata ufficiale del Ppe, che ha vinto ampiamente le elezioni, con un margine di oltre 40 deputati sui socialisti. Tra l’altro, i suoi potenziali avversari nel Consiglio, Macron, Scholz e in parte Orban, sono usciti tutti indeboliti dal voto. Nulla è certo, ma la strada appare più in discesa ora. Le si dovrà dare la possibilità di cercare la maggioranza in Parlamento".

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In tempi stretti?

"Le tempistiche sembrano imprimere un’accelerazione che avvantaggia la conferma. Macron e Scholz hanno problemi interni. Già al vertice informale di metà giugno si comincerà a discutere e l’idea è che ci possa essere un accordo al Consiglio europeo di fine mese. Non è avere certezza di un accordo, ma pare più semplice rispetto a quando si prevedeva un negoziato lungo e complicato".

Federico Ottavio Reho
Federico Ottavio Reho

Il Pse caldeggia l’ingresso in maggioranza dei Verdi, ma la destra italiana di Meloni parla sempre più con von der Leyen...

"I due temi sono collegati: Verdi e conservatori. Il nucleo della maggioranza sarà quello tradizionale con Ppe, Pse e liberali, che si sono indeboliti. Visto che i margini sono risicati, bisogna capire dove si allarga la coalizione. Ciascuno tira acqua al proprio mulino. I socialisti vogliono includere i Verdi, ma significherebbe uno spostamento a sinistra. Il voto suggerisce che gli elettori vogliano uno spostamento a destra. Le uniche forze a crescere sono state Ppe e destre. Si finirà probabilmente per includere i Verdi, ma tenendo conto delle urne e in particolare del successo di Meloni, che avrà un ruolo importante. Se sosterrà la candidata del Ppe in Consiglio, credo sia naturale che la delegazione del suo partito la sostenga pure in Parlamento, spingendo a destra le priorità della Commissione".

Come Ecr, con polacchi e cechi, o come destra italiana?

"Il sostegno dei polacchi lo escluderei. Hanno votato a favore nel 2019, ma erano circostanze diverse e i rapporti si sono avvelenati da allora, con una parte del Pis che si è radicalizzata. Non hanno interesse a sostenere il candidato del Ppe in questa fase. Questo pone forse una questione nel gruppo Ecr, dove ci potrebbe non essere un voto compatto e solo una parte voterebbe per la nuova Commissione. Meloni resta la leader più importante dello schieramento conservatore, oltre che il premier italiano, quindi non si possono scindere le dinamiche di Consiglio e Parlamento".

Insomma: il Ppe vuole includere la destra di governo, anche a scapito di unificazioni dei sovranisti, nonostante il Rn di Marine Le Pen possa andare al governo in Francia e puntare all’Eliseo?

"Per il momento, a torto a a ragione, Le Pen resta una partner indesiderata. Un eventuale gruppo unico di destra che la includesse potrebbe precludere la cooperazione che sembra in carreggiata con Meloni. Certo, anche lei qualche anno fa era considerata radicale, ma alla prova del potere si è dimostrata solida esponente di una destra di governo moderata. Non è escluso che, se ci fosse un governo del Rn in coabitazione con Macron dopo le elezioni francesi, questo possa accelerare un processo di moderazione da riconsiderare tra qualche tempo. Per il momento la presunta svolta moderata di Le Pen e Bardella appare più opportunistica e retorica che reale. Se l’obiettivo è spostare l’asse verso destra, quindi, sarebbe un peccato e un errore mischiare forze conservatrici costruttive e moderate con altre ancora anti-sistema".