Veneto, stop al fine vita. Maggioranza spaccata, affossato il progetto di legge Zaia: “Era un fatto di civiltà"

La riforma non passa per un voto a causa delle divisioni nella Lega. FdI e Fi da sempre contrari. L’amarezza del governatore: “Immorale lasciare l’argomento ai Tar. Ma non era un voto nazionale”

Luca Zaia, governatore leghista del Veneto, 55 anni

Luca Zaia, governatore leghista del Veneto, 55 anni

Roma, 16 gennaio 2024 – Voleva essere un voto ‘apripista’, probabilmente rappresentare anche un passaggio di linea politica all’interno della Lega, con Matteo Salvini troppo schiacciato su temi ‘confessionali’ e la base del Carroccio assai più pragmatica e – soprattutto – laica. E invece per un voto - un solo voto - l’assemblea del consiglio regionale del Veneto ha bocciato la proposta di legge popolare sostenuta dallo stesso Zaia sul fine vita. Il centrodestra regionale, ovvero la maggioranza che sostiene Zaia, ne è uscita a pezzi, la legge adesso finirà sul binario ordinario e quindi non potrà essere discussa in questa legislatura. A meno che la questione del terzo mandato per i governatori, al centro di una discussione molto accesa nella maggioranza Meloni, non vada a buon fine e Zaia possa ripresentarsi anche per il prossimo giro.

Subito dopo la bocciatura della legge e il suo rinvio ad altro iter legislativo, le associazioni Pro Vita e Popolo della Famiglia si sono affrettate ad applaudire, auspicando "che lo stop sia definitivo in Veneto", con Maurizio Gasparri di FI che da Roma ha commentato a caldo: "Bene lo stop ad una legge che rappresentava una scorciatoia per l’eutanasia".

Nel dettaglio: la legge sul fine vita, che sosteneva la necessità di garantire tempi certi (non più di 27 giorni) a chi chiedeva il suicidio mediamente assistito, sostenuta dall’associazione Luca Coscioni, in Aula ha visti bocciati i primi due dei cinque articoli complessivi, che richiedevano la maggioranza assoluta. Il secondo, in particolare, è un articolo fondamentale della legge, per cui il presidente Roberto Ciambetti aveva proposto il rinvio in commissione, poi approvato dall’assemblea.

La maggioranza di centrodestra ne è uscita spaccata: Fdi e Fi hanno infatti votato contro, mentre il governatore e parte della Lega si sono schierati a favore insieme alle opposizioni. Sia il primo che il secondo articolo hanno ottenuto 25 voti favorevoli, 22 contrari, un astenuto e un consigliere assente.

Esce sconfitto, almeno sulla carta, il governatore che tuttavia, con la sua arringa in Aula, a sostegno della norma, ha colpito i presenti e non solo: "Ero in Parlamento quando Beppino Englaro chiese di staccare le macchine a sua figlia", è stato l’esordio del presidente leghista "Eluana morì perché la sentenza di un Tar decise di dare l’ok alla sospensione dei sostegni vitali. Oggi non autorizziamo un bel niente – ha proseguito – al di là di quello che si è detto a livello nazionale, discutiamo un progetto che introduce dei tempi e il ruolo della sanità. È immorale che un Paese gestisca un tema così profondo con una sentenza della Corte Costituzionale".

Zaia ha anche ribadito in tutti i modi di non aver voluto dare indicazioni di voto ai suoi, visto il tema etico. In suo sostegno, con un asse inedito, sono arrivate le opposizioni. E in Aula, si è schierata anche la capogruppo del Pd Vanessa Camani. Che non ha mancato di protestare con la politica nazionale: "Stiamo intervenendo su questo tema perché chi avrebbe il dovere e il potere di farlo, cioè il Parlamento, non lo ha fatto fino ad ora. Un’inerzia che giudichiamo grave, a cui è indispensabile porre rimedio quanto prima".

A sabotare la legge è stata però la stessa maggioranza di Zaia. "Non è un progetto di legge del nostro programma di governo, viene da fuori, per questo non abbiamo dato una linea di voto" ha detto il capogruppo della Lega, Alberto Villanova. Zaia non ha mai nascosto la sua posizione sul suicidio medicalmente assistito: "Viene detto impropriamente ‘suicidio assistito’ – aveva dichiarato recentemente Zaia – io parlerei di riconoscimento del percorso di fine vita, che è più rispettoso. Non sono qui a promuovere il fine vita, ma un fatto di civiltà, un diritto che deve essere garantito. Se succedesse a me vorrei poter decidere". E concludeva: "Inviterei a non dare contenuti politici a questo voto, perché per noi non ne ha". Anche alcuni big del partito però, hanno preso le distanze: "Non ho cambiato idea: lo Stato non deve aiutare a morire ma a vivere nelle migliori condizioni possibili, assicurando a tutti ogni cura", si era affrettato a dire il sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari. Il Veneto ha fatto da apripista, ma proposte simili sono già depositate anche in altre Regioni: Sardegna, Basilicata, Lazio, Friuli Venezia Giulia dove il collega di partito di Zaia, Massimiliano Fedriga, è però tra i contrari.