Paola Concia e la marcia indietro di Valditara sul piano di educazione affettiva a scuola: "Un’occasione persa"

La paladina Lgbtq+ ed ex deputata Pd: "I massimalisti di destra e sinistra hanno vinto". Il ministero l’aveva coinvolta con due esponenti cattoliche nel programma anti violenza

Firenze, 10 dicembre 2023 – "Un’occasione persa, come Paese non ci abbiamo fatto un figurone. E Giulia Cecchettin non se lo meritava". Il ruolo di Anna Paola Concia, ex parlamentare dem con alle spalle un percorso politico e sociale fortemente caratterizzato dalla difesa dei diritti, paladina delle dinamiche Lgbt, come coordinatrice del progetto ministeriale di educazione affettiva nelle scuole è durato solo due giorni.

Anna Paola Concia, 60 anni, è stata deputata del Pd dal 2008 al 2013
Anna Paola Concia, 60 anni, è stata deputata del Pd dal 2008 al 2013

La sua nomina aveva dimostrato un’apertura, ma è stata più breve del previsto. Segno di un’immaturità politica?

"I massimalisti di destra e di sinistra hanno vinto. La maggioranza degli italiani vorrebbero che destra e sinistra lavorino insieme nel contrasto alla violenza sulle donne e le piazze degli ultimi mesi ne sono la dimostrazione. Alle manifestazioni abbiamo visto uomini e donne di destra, di sinistra, di centro, giovani. Stessa cosa al funerale di Giulia Cecchettin. Gli italiani chiedono collaborazione. Purtroppo è successo che alcune minoranze rumorosissime hanno condizionato le scelte dei partiti, perché così è andata nel centrodestra. Questo è il cuore della questione".

Il ministro si è quindi arreso a queste minoranze? Poteva fare diversamente?

"Valditara è stato messo alle strette, gli è stata fatta una pressione incredibile, tale per cui non ha potuto non tenerne conto. In Italia siamo in una perenne campagna elettorale".

Tanti esponenti di destra le hanno espresso solidarietà. Il presidente del Senato La Russa l’ha chiamata.

"Esatto. Ho avuto tanti attestati di fiducia anche da quel lato e moltissimi non sono intervenuti. C’è una parte della destra che avrebbe voluto, compresi alcuni giornalisti, intervenuti in mia difesa. Noi (insieme a lei erano state coinvolte suor Anna Monia Alfieri e Paola Zerman, ndr) siamo state attaccate per le nostre biografie, non per il progetto. Nessuno lo conosce. Sono state inventate cose che non esistono: hanno tirato in ballo la cultura gender, l’educazione sessuale, il fatto che saremmo andate nelle scuole. Tutto falso. Noi avremmo dovuto costruire una rete di supporto, di formazione, che poi i docenti avrebbero dovuto attuare. C’è stata malafede. Il progetto è sul contrasto alla violenza sulle donne, sulla cultura del rispetto, niente di ciò che è stato detto".

Il suo lavoro su certe questioni non si ferma qui.

"Assolutamente no, continuerò da coordinatrice del comitato di Didacta Italia, che ha come mission proprio la formazione dei docenti di tutte le scuole di ogni ordine e grado. Questo impegno lo avevo preso per il bene del Paese e lo avrei portato avanti a titolo gratuito. Il mio lavoro continua, anzi non si è mai fermato. Questa sarebbe stata una cosa in più, visto che per trent’anni mi sono occupata di lotta alla violenza sulle donne, di libertà femminile, promozione delle donne nella società. Ero stata chiamata per questo".

È stato un fallimento politico?

"Sì, ed è un peccato. Mi auguro che si apra una riflessione su questa mancata occasione, da parte di tutti".