Martedì 16 Aprile 2024

Terzo mandato, Salvini rilancia la sfida: "Il testo arriverà in Aula". Schlein: “Era invotabile”

Il leader del Carroccio vuole collegare la proposta al decreto sull’Election day. Tra i dem resta critico Nardella: "Spero ci sia tempo per ridiscuterne"

Roma, 24 febbraio 2024 – Il terzo mandato per i governatori "arriverà in aula" assicura il leader della Lega Matteo Salvini. Forse già in occasione del voto di conversione del decreto legge sull’Election day, non la prossima settimana, ma quella successiva, quando la Lega potrebbe ripresentare l’emendamento bocciato in commissione. "Stiamo valutando la possibilità", confidano infatti dai piani alti del gruppo di palazzo Madama. Valutazione di "opportunità" che prenderà probabilmente le mosse dai risultati delle regionali in Sardegna, a quanto si dice nient’affatto scontato.

Matteo Salvini, leader della Lega
Matteo Salvini, leader della Lega

Che sia tra un paio di settimane oppure di mesi, il pronostico del vicepremier Salvini rivela tutta la determinazione del Carroccio a non disertare la battaglia in favore degli amministratori locali e il loro consenso territoriale. Argomento che divide la maggioranza di governo: dove soprattutto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è risoluta a stabilire un limite di permanenza al potere, tanto da averlo introdotto anche nella riforma sul premierato.

Nell’opposizione, formalmente unita nel voto contrario (a parte la dichiarata intenzione di sgambettare la maggioranza da parte di Iv), il terzo mandato sta generando attriti che infiammano il Pd: sempre più articolato tra la rete degli amministratori locali e quella dei parlamentari e i dirigenti nazionali, a loro volta divisi tra la maggioranza di fedeltà schleiniana e la minoranza guidata dal governatore emiliano romagnolo Stefano Bonaccini, la cui candidatura alla leadership nasceva proprio dal circuito degli eletti locali.

Ce n’est qu’un début. Il voto con cui la commissione Affari costituzionali dei Senato ha bocciato l’emendamento leghista è stato insomma solo il primo di una partita che il Carroccio intende condurre fino in fondo a sostegno dei governatori. "Siamo un partito dei territori", sostengono in via Bellerio rivendicando le parti prese per la popolarità delle amministrazioni locali. E a ragion veduta. Visto che sono sette, e tutte importanti, le regioni dove i governatori sono al secondo mandato: Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia del centrodestra; Emilia Romagna, Campania, Puglia del centrosinistra. Difatti il governatore forzista della Liguria, Giovanni Toti, obietta alla posizione di Fi e della premier evidenziando la "spaccatura" tra centro e periferia e invitando perciò la maggioranza a una "riflessione".

Ma quello davvero spaccato è nel Pd. La segretaria Schlein replica al disappunto di Bonaccini che l’emendamento leghista era "invotabile", promettendo che la discussione interna continuerà. Mentre il presidente emiliano-romagnolo depone per il momento le armi esortando a pensare al voto sardo. Anche se nella bolognese via Aldo Moro, nel palazzo dell’architetto Kenzo Tange, regna il rimpianto per quel 70% di gradimento inutilizzabile il prossimo anno. Nel Pd, per altro, il tema del terzo mandato investe anche i primi cittadini di importanti città, come quello di Bari Antonio Decaro e quello di Firenze Dario Nardella, tutti potenzialmente in corsa per uno scranno a Bruxelles. "L’indicazione della Direzione Pd era quella dell’astensione – dichiara Nardella – Poi credo si sia voluto dare la priorità alla posizione unitaria delle opposizioni ma il tema rimane aperto: spero che nel partito ci sia l’occasione per ridiscuterne e per trovare una sintesi".