Venerdì 12 Aprile 2024

Terzo mandato, il leghista Romeo: "Ignorati i territori. Ci riproveremo al momento giusto"

Il capogruppo al Senato getta acqua sul fuoco: nessuna frizione in maggioranza. "I rapporti con Mosca e l’inchiesta sul Ponte di Messina? Polemiche ridicole"

Il senatore leghista Massimiliano Romeo

Massimiliano Romeo, 53 anni, capogruppo della Lega al Senato: "A Cagliari i tre leader erano tutti uniti"

Roma, 23 febbraio 2024 – Senatore Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega a palazzo Madama, la bocciatura in commissione del terzo mandato per i governatori rischia di aprire ferite nella maggioranza?

"Non è un mistero che la Lega abbia sostenuto quest’esigenza che arriva dai territori. È stata la Conferenza delle Regioni a proporre, nel dicembre scorso, il terzo mandato per i governatori. Una scelta bipartisan degli amministratori. La Lega ha portato avanti questo tema. Abbiamo detto da subito che non non avrebbe creato frizioni nella maggioranza. Tanto è vero che sull’emendamento il governo si è rimesso alla commissione senza dar parare contrario".

Perché invece sui sindaci avete ritirato l’emendamento?

"Sui sindaci c’è stato il parere contrario del governo. Per evitare tensioni e non votare contro il governo, abbiamo soprasseduto. Questo a dimostrazione che non c’è nessuna tensione. Mi sembra infatti che a Cagliari i tre leader fossero tutti insieme a dar prova di grande unità e forza della maggioranza".

È anche il primo voto in cui la maggioranza si divide...

"Il voto non ha tenuto conto dell’esigenza dei territori e dei cittadini. Evidentemente i tempi non erano maturi. Torneremo a proporlo quando valuteremo che ci sono le condizioni".

Alla Camera è depositata la vostra proposta di legge. Se ne riparla dopo le Europee?

"Non so. L’iter non è breve. Per cui gli emendamenti ai decreti sono il meccanismo più rapido per porre questioni che sono di schietta competenza parlamentare, non del governo".

La manifestazione di Cagliari è sembrata una prova di unità quasi sopra le righe: per derubricare le differenze o perché la Sardegna è in bilico?

"I partiti del centrodestra, a differenza del centrosinistra, dove tendono spesso a nascondere simboli, ci mettono la faccia. Mi pare che le tensioni siano all’interno del Pd, dove c’è una diversificazione sul terzo mandato".

E il risultato sardo? I leader hanno messo le mani avanti per scongiurare riflessi negativi in caso di sconfitta?

"Siamo convinti di fare un buon risultato e la coalizione è ben salda".

E la tegola giudiziaria sul Ponte sullo Stretto?

"È la prima volta che c’è un’indagine su un’opera neanche cominciata. Se presenti un esposto, come hanno fatto Pd e Avs, la magistratura è tenuta a indagare. La sinistra si dimostra nemica delle opere pubbliche".

Von der Leyen ha annunciato che si ricandida e Meloni è intenzionata a sostenerla. Voi che cosa farete?

"Noi abbiamo sempre ribadito che, per mandare a casa una maggioranza che ha governato più nell’interesse delle multinazionali che dei popoli europei, a nostro giudizio occorre unire tutte le forze di centrodestra. Uniti ce la giochiamo".

Nella destra di Le Pen qualcuno ipotizza anche nuovi gruppi unitari a Bruxelles...

"In un’ottica allargamento, non si possono escludere a priori nuove formazioni che possano partecipare a questo cambiamento".

Sui rapporti tra Lega e Putin come risponde?

"È una polemica ridicola. La Lega ha avuto rapporti con la Russia in funzione di tutela delle aziende in un contesto storico in cui tutti, da Merkel all’allora ministro Calenda, intrattenevano rapporti con un Paese considerato un attore fondamentale nel contrasto al terrorismo dell’Isis, la stabilizzazione in Libia, l’approvvigionamento energetico. Adesso come potremmo disdire qualcosa che poi neanche è cominciato?".

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