Lunedì 22 Aprile 2024

Riforme, il cantiere del premierato. Casellati attacca l’opposizione. E la società civile chiede più spazio

La ministra all’iniziativa di “ioCambio“: il ddl vada in Aula prima delle Europee, basta ostruzionismo. Il movimento apartitico: "Coinvolgere i cittadini, la discussione non può essere confinata in Parlamento"

Roma, 22 marzo 2024 – Premierato? Se ne parla dopo le Europee. Ma come? Non era essenziale vararlo contestualmente all’Autonomia differenziata? Appunto: il problema è questo. Va rinviata la riforma leghista perché l’approvazione prima dell’8 e 9 giugno, secondo gli analisti di via della Scrofa, forse porterebbe qualche voto in più a Salvini nelle regioni del Nord ma ne sottrarrebbe a tutti i partiti delle destra una quantità molto maggiore al centro e nel sud. E dunque, va tirato il freno a mano anche sul premierato.

La ministra per le Riforme, Elisabetta Casellati, all’iniziativa promossa da “ioCambio“
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La ministra Elisabetta Casellati, madrina della riforma, è di diverso avviso: si presenta all’Ara Pacis al primo convegno organizzato da ioCambio – il movimento apartitico guidato da Nicola Drago che vorrebbe sì l’elezione diretta, ma anche una riforma efficiente e quindi rimetterebbe le mani in lungo e in largo nel testo in discussione da quattro mesi al Senato – e si scaglia contro l’opposizione rea di avere presentato troppe modifiche. "Mi auguro che il ddl arrivi in Aula prima delle Europee. I 2.600 emendamenti della minoranza sono uno schiaffo alla Carta costituzionale". Apriti cielo: Costituzione alla mano, i democratici s’infuriano: "La nostra opposizione al disegno di legge sul premierato che vuole umiliare il ruolo del Parlamento e di conseguenza del capo dello Stato sarà durissima, intransigente e senza sconti", riassumono il presidente dei senatori, Francesco Boccia, e il capogruppo in commissione Affari Costituzionali, Andrea Giorgis. Chiosa il costituzionalista del Pd, Dario Parrini: "Abbiamo sempre detto che per noi era irricevibile qualsiasi progetto presidenzialista". Il capogruppo di Avs, Peppe De Cristofaro, non è da meno: "La proposta del governo ha creato un obbrobrio giuridico, un testo sbagliato che non si può migliorare, solo bocciare".

Sin qui, nulla di strano. Decisamente meno prevedibile è invece la smentita che arriva da Alberto Balboni, presidente della commissione Affari Costituzionale di Palazzo Madama, dirigente di spicco del partito che più di ogni altro vuole il premierato, quello ’tricolore’: "Con la minoranza abbiamo trovato un modus vivendi; io sono soddisfatto di come stanno procedendo i lavori. Andremo in aula quando avremo finito: non legherei il testo a una scadenza elettorale". In parte Balboni ragiona davvero come presidente e si rende conto di quanto sia importante evitare le barricate in commissione e possibilmente anche un clima da guerra civile in aula. Ma in parte è l’ordine di scuderia: se per evitare il voto sull’Autonomia bisogna rallentare sul premierato, nessun problema. I problemi in effetti finirà per averceli tutti Salvini che con il rinvio rischia di spezzare l’ultimo filo che ancora unisce il partito del Nord e l’ultimo dei grandi vecchi della Lega, Calderoli, alla sua leadership.

Epperò: un clima più disteso sulla riforma istituzionale può favorire il dialogo auspicato da ioCambio, non solo tra partiti ma anche con la società civile per assicurare governi stabili al Paese. "La discussione non può essere confinata in Parlamento", dice Nicola Drago. A fargli da sponda un coro di esperti, come la ex Guardasigilli, Paola Severino, che esorta a trovare una quadra "per potere poi realizzare riforme di sistema". Tante sono ferme ai box: dalla legge sui cambiamenti climatici, come nota il vicepresidente di Erg, Alessandro Garrone, passando per quella sulla rigenerazione urbana invocata dalla vicepresidente dell’Ance, Benedetta Bonifati. "Diamoci tutti da fare", l’appello di Drago. Fare o non fare: non c’è provare. La lezione del Maestro Yoda è ben presente al gruppo ioCambio.