Lunedì 20 Maggio 2024

Ilaria Salis, eurodeputata ungherese le dà della “criminale”. Il padre: “È un’imputata”

L’attacco – in italiano – di Eniko Gyori, ex ambasciatrice di Budapest a Roma. Roberto Salis: "Il fatto che qualcuno si candidi non può costituire un’aggravante”

Monza, 24 aprile 2024 – Un’eurodeputata di Fidesz, il partito del premier ungherese Orbàn, dà (in italiano) della “criminale” alla figlia Ilaria, il padre Roberto Salis replica. Con una puntualizzazione che va ben oltre il mero aspetto linguistico della faccenda. 

Roberto Salis, Ilaria Salis e Eniko Gyori
Roberto Salis, Ilaria Salis e Eniko Gyori

L’attacco

I fatti. Oggi, mercoledì 24 aprile, l’eurodeputata Eniko Gyori, ex ambasciatrice dell’Ungheria a Roma, conversando in italiano – lo parla molto bene – con la “pattuglia” della stampa tricolore a Strasburgo, si è espressa sulla scelta dell’Alleanza Verdi Sinistra di candidare nella lista per le elezioni europee l’attivista monzese, attualmente detenuta in un carcere di Budapest con l’accusa di aver aggredito due militanti neonazisti. "Se Ilaria Salis a luglio dovesse sedere all'Eurocamera, non sarebbe un problema, d'altronde in quest'aula non sarebbe la prima criminale”, queste le parole di Gyori. La quale, successivamente, ha aggiunto "Il fatto che i Verdi abbiano deciso di candidarla per noi risulta comunque inconcepibile". 

La risposta

Non ha tardato a giungere la replica di Roberto Salis, padre di Ilaria, instancabile nella battaglia per garantire alla figlia condizioni di detenzioni più umane, rispetto al regime imposto dal sistema carcerario ungherese. “Non ho sentito l'intervento dell'esponente di Fidesz – ha premesso Salis – Bisogna che ci si metta bene in testa che mia figlia è imputata. Se qualcuno definisce mia figlia una criminale, non fa altro che comprovare che le motivazioni che sono addotte nella mozione che sarà presentata tra poco (un’istanza dei Verdi sulla vicenda, ndr) sono assolutamente veritiere e doverose".

Ilaria Salis, aggiunge il padre, "si sta candidando: il fatto che qualcuno si candidi alle elezioni europee non può costituire in alcun modo un'aggravante per la sua situazione giudiziaria. Mia figlia - ricorda il genitore - è sottoposta al carcere duro da 14 mesi. Ha la possibilità di parlare 70 minuti alla settimana, soltanto con tre numeri abilitati. È estremamente difficoltoso dialogare con lei. Soltanto prendere la decisione di candidarsi alle elezioni è stato quasi impossibile: sono decisioni importanti e mia figlia non ha piena contezza di quello che succede nella politica italiana. Non la considero una campagna elettorale: io sono il papà di Ilaria e sono qui per difendere i diritti di mia figlia", conclude il suo ragionamento Roberto Salis.