Album di famiglia a sinistra, nostalgia nel nome di Berlinguer: una mostra tra reduci e mondanità

Inaugurata a Roma l’esposizione dedicata al leader Pci. Ci sono Schlein, Veltroni e D’Alema (un po’ in disparte)

Inaugurata a Roma la mostra sul leader del Pci Enrico Berlinguer
Inaugurata a Roma la mostra sul leader del Pci Enrico Berlinguer

Roma, 16 dicembre 2023 – “Il Pci è morto quell’11 giugno 1984". Non è del tutto in torto Walter Veltroni quando anticipa alla data di morte di Enrico Berlinguer anche il decesso del Partito comunista. Anche perché, esattamente un anno dopo, la sconfitta al referendum sulla scala mobile voluto dall’ex leader ha sostanzialmente sepolto la storia del Pci. Ma su questo, come sul nome mai citato di Palmiro Togliatti, la memoria degli ultimi reduci tutelari dell’orgogliosa e diversa storia dei "comunisti italiani" (altro concetto schiettamente togliattiano) è un po’ all’insegna della Omissis culture.

Ci sono proprio tutti, o quasi, all’inaugurazione della mostra I luoghi e le parole di Enrico Berlinguer organizzata dalla Fondazione intestata all’ex segretario del Pci nei locali dell’ex Mattatoio di Roma (fino all’11 febbraio 2024). A parte Achille Occhetto e Pier Luigi Bersani, ci sono tutti gli ex leader e i dirigenti cresciuti nel palazzo di via delle Botteghe Oscure oggi di proprietà del gruppo Angelucci.

Ugo Sposetti, ex tesoriere dei Ds e custode della memoria e dei beni della storia comunista (sepolcri compresi), fa gli onori di casa insieme al sindaco di Roma Roberto Gualtieri. Massimo D’Alema elargisce sorrisi quasi cordiale, ma un po’ in disparte. Piero Fassino pare sempre aver la carica elettrostatica sui vestiti. Nicola Zingaretti se la ride insieme ai compagni romani. Veltroni pensa già al film che dirigerà col Berlinguer interpretato da Elio Germano. Elly Schlein, classe 1985, fa giusto atto di presenza e rivendicazione di un’eredità che non ha avuto tempo di vivere. Una folla di docenti, ex dirigenti, intellettuali più o meno rilevanti e giornalisti si accalca, non si sa quanto per voler e quanto per dover esserci, come in un foyer da serata della prima. O, appunto, all’inaugurazione di una mostra mondana.

Niente più della mondanità poteva esser più alieno al carattere di Berlinguer, nonostante il volto solcato dalle rughe che pareva incarnare l’austerità. Alla mostra, anzi, si potrebbe rimproverare proprio un eccesso di discrezione fuori tempo massimo sul lato umano dell’ex segretario. Ci sono gli autografi nella scrittura minuta e quasi cuneiforme. Ci sono i libri di gioventù, da Platone a Nietsche a Gentile. C’è una selezione, che avrebbe potuto esser più ricca, di vecchi manifesti del Pci. C’è la sua scrivania casalinga restaurata, che invece era meglio non adornare con le bandiere come quella di Peppone al museo di Brescello. C’è un valido supporto multimediale. Mancano semmai le mille sigarette che fumava, il whisky con cui infrangeva lo stress, la passione per il poker e soprattutto quella per la vela nella sua Stintino. Che dice di per sé molto più di tutto del resto di chi sente il bisogno di veder di là dall’orizzonte.

All’ingresso dell’ex Mattatoio il volto di Berlinguer guarda di sottecchi la folla che si accalca per entrare alla prima della mostra. Di là dal cancello tre operatori della nettezza urbana in calzoni arancioni si fumano una sigaretta in pausa intorno alla fontanella. Forse Berlinguer non sanno neanche chi sia, vista l’età. Di certo ai tempi di Berlinguer sarebbero stati quei calzoni arancioni i primi ad assieparsi innanzi al leader comunista per salutare ed esser salutati. Oggi se ne stanno per i casi loro conversando del lavoro che rimane da fare. Anche Berlinguer, del resto, viene esibito in mostra senza neanche una giornata di studio.