Morte di Vittorio Emanuele. I funerali (su invito) al Duomo di Torino. Poi sarà sepolto a Superga

Le esequie si terranno sabato: il corpo del principe sarà cremato: la Camera ardente sarà allestita nella Reggia di Venaria Reale. Non potrà avere la tomba al Pantheon perché non ha mai regnato.

Morte di Vittorio Emanuele. I funerali (su invito) al Duomo di Torino. Poi sarà sepolto a Superga

Morte di Vittorio Emanuele. I funerali (su invito) al Duomo di Torino. Poi sarà sepolto a Superga

"A Superga riposano i Savoia che non hanno regnato. Dunque anch’io sono destinato lì". Vittorio Emanuele conosceva la fine del viaggio. Non il Pantheon riservato ai re, ma la sommità di quella collina intrisa di storia e tragedia dove per un motivo o per un altro tutti si commuovono. Contribuiscono le Alpi, che nei giorni limpidi diventano la quinta esagerata disegnata da uno scenografo megalomane. Ci mette del suo l’allineamento perturbante fra la basilica a 669 metri, il Palazzo Reale di Torino e, in fondo alla retta di corso Francia, il Castello di Rivoli, secondo i progetti mai completati destinato a diventare la reggia esterna alla capitale. E infine quel trauma non rimosso, il ricordo del 4 maggio 1949, quando alle 17.03 un aereo con a bordo la squadra del Torino si schiantò contro il muraglione dietro la chiesa voluta dal duca Vittorio Amedeo II di Savoia: il suo voto alla Madonna delle Grazie nel 1706 durante l’assedio franco-spagnolo in Piemonte, un’esplicita affermazione della dignità regale e del simbolismo dinastico.

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Tensione verso l’alto e verso il basso, aria sottile, morte e speranza. C’è chi la considera una discreta approssimazione dell’eternità. E lì, sotto la pietra dell’opera più imponente di Filippo Juvarra, sopra una città praticamente sconosciuta, sabato prossimo sarà sepolto in forma strettamente privata il Savoia senza corona, il figlio dell’ultimo re. La Casa Reale rende noti i dettagli. Venerdì camera ardente nella chiesa di Sant’Ubaldo alla Reggia di Venaria Reale, altra residenza sabauda di peso all’imbocco delle Valli di Lanzo. Cremazione per volere esplicito del defunto. E prima del trasferimento dell’urna con le ceneri sulla sommità che ogni primavera i tifosi granata raggiungono anche a piedi, la cerimonia di addio nel Duomo di Torino. Problemi di spazio: la basilica di Superga può accogliere turisti contingentati, ma non la folla prevedibile in questa occasione.

È già stata chiesta la disponibilità ai responsabili della cattedrale metropolitana di San Giovanni Battista, il principale luogo di culto cattolico di Torino. Il via libera è stato immediatamente incassato e l’ingresso sarà consentito solo su invito. Il meteo annuncia nuvole e pioggia, si dovrà fare a meno del panorama, ma non di un evento che alle tre del pomeriggio richiamerà molti torinesi oltre alla guardia d’onore del Pantheon e a ai membri dell’Unione monarchica italiana come il presidente Alessandro Sacchi: "Ha pagato un reato di cognome – dice oggi – è andato in esilio a nove anni e ci è stato per quasi sessanta. Era un uomo onesto, oltre che molto simpatico".

Vittorio Emanuele mise piede in città in piena legittimità nel 2003, quando terminò l’esilio per i maschi di casa Savoia. Partecipò alla riapertura del secondo piano di Palazzo Reale, si commosse si fronte ai ricordi di famiglia, alle collezioni del padre conservate in quelli che erano stati un tempo i loro appartamenti e pianse in Valle d’Aosta. Confessò, creando un certo scalpore, che non era la prima volta: "A Torino c’ero stato da giovane per iscrivermi alla facoltà di giurisprudenza". Un blitz nel 1956, vietatissimo: "Non fu una bravata – sostennero i giovani del Movimento monarchico italiano – ma un’azione di rilevante significato politico per dimostrare l’assurdità della tredicesima disposizione transitoria della Costituzione repubblicana". La sua sarà la tomba numero 63 nella cripta a croce latina allungata, lontano dal nonno Vittorio Emanuele III sepolto a Vicoforte, nel Cuneese, e dal padre Umberto II, le cui spoglie riposano con quelle della regina Maria José alle pendici del Monte Du-Chat nell’abbazia di Altacomba, Savoia francese. Dimore definitive mai approvate dal defunto, abituato a prendere la vita in contromano.