Mercoledì 17 Luglio 2024
BRUNO MIRANTE
Politica

Meloni attacca l’Ue: "Le nomine ignorano il voto dei cittadini". Italia pronta all’astensione

La premier non nasconde l’irritazione per l’intesa sui vertici europei tra Ppe, socialisti e liberali. Mattarella: "Non si può prescindere dall’Italia". In Parlamento duello tra la leader FdI e Schlein.

Meloni attacca l’Ue: "Le nomine ignorano il voto dei cittadini". Italia pronta all’astensione

Meloni attacca l’Ue: "Le nomine ignorano il voto dei cittadini". Italia pronta all’astensione

La giornata della premier Giorgia Meloni è iniziata con la tradizionale colazione di lavoro, al Quirinale dove è stata ricevuta dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella per approfondire le questioni che saranno oggetto del prossimo Consiglio europeo di Bruxelles. Insieme alla presidente del Consiglio una folta delegazione composta dal vice presidente e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, dal ministro per gli Affari europei, Raffaele Fitto e dai sottosegretari alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari.

L’esclusione di un Paese fondatore come l’Italia dalla partita sulle nomine europee è stata affrontato dai massimi livelli istituzionali ed è stato lo stesso Mattarella a dichiarare che "non si può prescindere dall’Italia". Una dichiarazione giunta pur facendo presente che non è compito del Presidente entrare nelle dinamiche politiche Ue di questi giorni, ma che rende bene il senso di come l’esito del Consiglio europeo sugli incarichi dei vertici Ue sia stato accolto dall’Italia. Secondo la segretaria del Pd Elly Schlein, invece, "la partita non è affatto chiusa": "Come ha detto la nostra presidente Iratxe Garcia Perez, non firmiamo deleghe in bianco. Vogliamo far valere le nostre priorità, a partire da quella degli investimenti comuni".

La dialettica politica ha assunto le sembianze dello scontro tra Meloni e Schlein quando il dibattito sul prossimo Consiglio di Bruxelles si è spostato nell’Aula di Palazzo Madama per la discussione sulle comunicazioni della presidente del Consiglio. Meloni ha espresso in Parlamento tutta la sua rabbia per l’intesa sui nuovi vertici europei trovata a tre, fra popolari, socialisti e liberali, "che certo non è democrazia, visto che peraltro sono i conservatori il terzo gruppo della nuova Eurocamera". Meloni ha contestato il "metodo e il merito" delle scelte e si è detta pronta a "tornare a sottolinearlo" anche alla riunione del Consiglio europeo chiamato a esprimersi sui cosiddetti top jobs. "Io non faccio inciuci con la sinistra, non in Italia, non in Europa. Il Patto stabilità non credo possa definirsi un inciucio. Ritengo che un inciucio sia guidare un governo, essere sfiduciati e mettersi d’accordo con l’opposizione per restare al governo".

Parole, tra le tante, che hanno innescato la reazione della leader del Pd. "Meloni non vuole inciuci con la sinistra? Non si preoccupi. Questa sinistra non è disponibile e non lo sarà mai a fare accordi con le destre in Ue", ha rivendicato Elly Schlein. E ha aggiunto: "Non si lamenti se nel Parlamento europeo dove la democrazia conta e i socialisti hanno più deputati di voi ci opponiamo a qualsiasi alleanza con voi e con i vostri alleati che non credono nell’Ue".

Contro Meloni si è scagliato anche il leader M5s, Giuseppe Conte: "Recuperi l’immagine dell’Italia, imparate ad amare il tricolore, non a sventolarlo nelle dirette social". E ha rievocato le parole rivolte sempre ieri mattina dalla premier ai suoi vicepremier ("raga’, alzateve pure voi" nel ricordo della morte del bracciante indiano Satnam Singh): "Mutuo il suo linguaggio: ragazzi svegliatevi". Ma alla fine della giornata tutte le bocche sono rimaste cucite, Meloni ha lasciato il Parlamento senza rilasciare dichiarazioni e l’esito della partita resta incerto. L’Italia deve vedere riconosciuto un ruolo che "le spetta di diritto", ha messo in chiaro la premier. "Se vogliamo rendere un buon servizio all’Europa e alla sua credibilità dobbiamo mostrare di avere compreso gli errori del passato e avere massima considerazione delle indicazioni dei cittadini che chiedono un’Europa più concreta e meno ideologica", ha evidenziato la premier.