L’ultimo saluto al re mancato. Nostalgici, curiosi e teste coronate. Va in scena il mondo di una volta

I funerali di Vittorio Emanuele di Savoia nel Duomo di Torino, con principi, regine e pure un Bonaparte. Il figlio Emanuele Filiberto: "Nato a Napoli, sarà sepolto qui. Questa è l’Italia unita". Pace fatta col ramo cadetto.

L’ultimo saluto al re mancato. Nostalgici, curiosi e teste coronate. Va in scena il mondo di una volta

L’ultimo saluto al re mancato. Nostalgici, curiosi e teste coronate. Va in scena il mondo di una volta

TORINO

"Altezze reali, maestà, altezze imperiali…". Il senso è nell’attacco dell’omelia. Un funerale dell’altro Stato. Di un mondo che non esiste più. O forse sì. Dai rami di tutt’Europa e dintorni cala su Torino l’aristocrazia dei Serge e dei Dimitri, dei Grimaldi, dei Borbone e degli Orleans. Anche un Bonaparte discendente di Napoleone. Principi e principesse, arciduchi, madri di re.

E chi si aspettava la rappresentazione teatrale di pochi sopravvissuti scalzati dal tempo resta deluso. Sono qui piantati nella Storia per l’ultimo saluto a Vittorio Emanuele di Savoia, apparentemente vestiti dallo stesso sarto, divisi per settori secondo rigidi criteri gerarchici. Una dimostrazione di cordoglio e forza silenziosa in cui le lacrime lasciano il posto agli abbracci e ai baci. Il pianto isola. Quella che si compie in Duomo è anche una cerimonia di riconoscimento, un modo per ribadire senza sbavature: siamo ancora qui. Emanuele Filiberto segue la tradizione alla lettera e firma l’atto di morte del padre a Palazzo Reale. Sulla città piove come non si vedeva da anni, ma una piccola folla coraggiosa resiste davanti ai maxischermi perché non capita tutti i giorni di assistere alle esequie del figlio dell’ultimo re. Poi bisogna capirli i torinesi. Il re se lo erano scelti da soli e costruiva automobili, niente di paragonabile allo sgomento collettivo di allora, alla marea umana che si arrampicava sulle rampe del Lingotto per salutare Gianni Agnelli. "I Savoia hanno fatto l’Italia", dice qualcuno quasi per giustificarsi. Più che altro è curiosità, perché come diceva Oscar Wilde tutto ciò che bisogna sapere nella vita moderna è dove siano le duchesse, tutto il resto è abbastanza opprimente.

La cattedrale di San Giovanni Battista è un fortino inespugnabile che si guarda da lontano ma le duchesse oggi sono lì, scendono dai suv e stanno attente a dove mettono i tacchi, la pietra è scivolosa. C’è posto per 400 persone, chi sgarra di un metro viene subito richiamato all’ordine e il Dimitri a caso che dimentica il cellulare accesso pensa a una punizione esemplare per se stesso. Il drappo reale viene posato sulla bara da quattro Cavalieri Collari dell’Annunziata membri della famiglia, Sua Altezza Reale Aimone di Savoia Aosta, il conte Agostino Guarienti di Brenzone, il Principe Dimitri di Yugoslavia e il Principe Serge di Yugoslavia. La presenza di Aimone, arrivato in chiesa con un’ora d’anticipo, è letta dai presenti come un gesto di pacificazione tra la nuova generazione della famiglia reale dopo i dissidi tra Vittorio Emanuele e Amedeo d’Aosta per il ruolo di capo di Casa Savoia. Il segnale che i cugini "di Ginevra", colpevoli di avere snobbato i funerali di Amedeo di Savoia nel 2021, sono stati perdonati.

Poco prima dell’arrivo del feretro in chiesa entrano la vedova Marina Doria, la sorella di Vittorio Emanuele Maria Pia, la moglie di Emanuele Filiberto Clotilde Courau con le figlie: la piccola Luisa e Vittoria che in un mondo parallelo un giorno sarebbe regina, tre sfumature di castano abbagliante come solo a Parigi sanno azzeccare. La lista dei presenti è di quelle pesanti per chi ne capisce. Fra i capi di Stato ci sono il granduca Henri del Lussemburgo e il principe Alberto di Monaco e in rappresentanza della Spagna la regina emerita Sofia. Poi i principi Astrid e Lorenz per il Belgio e l’arciduca Martino di Asburgo, Carlo e Camilla di Borbone delle Due Sicilie, il granduca George di Russia, il principe Jean Christophe Bonaparte (il discendente di Napoleone), i principi d’ Orleans conti di Parigi, i principi di Borbone Parma-Paesi Bassi, i principi di Serbia, il principe reale dell’Arabia Saudita, il principe del Portogallo e il re titolare d’Egitto. Sindaco di Torino e presidente di Regione risultano assenti giustificati, ma c’è una discreta rappresentanza di primi cittadini con la fascia tricolore e il Papa manda le sue condoglianze.

Ai piedi del feretro adagiato sul pavimento viene appoggiato un sacchetto nero con la terra di Napoli mentre l’omelia promette un varco fra terra e cielo. Monsignor Paolo de Nicolo’, Gran Priore degli Ordini Dinastici della Real Casa, ammette che la vita è un viaggio un po’ "squinternato" però promette anche che dall’altra parte si scioglieranno tutti i nodi. Emanuele Filiberto tenta un sorriso all’uscita: "Già da tanto tempo papà voleva essere sepolto a Superga. È nato a Napoli e sarà sepolto qui. Questa è l’Unità d’Italia, questa è la nostra Italia. Questa è casa Savoia".