Lunedì 22 Aprile 2024

Lollobrigida alza il tiro: "Tollerare le proteste ha portato al terrorismo"

Il parallelo del ministro con i cortei pro Palestina. I collettivi: noi sotto silenzio. Meloni ricorda il leader Dc ucciso con la scorta dalle Br: "Servitori dello Stato".

Lollobrigida alza il tiro: "Tollerare le proteste ha portato al terrorismo"

Lollobrigida alza il tiro: "Tollerare le proteste ha portato al terrorismo"

A 46 anni dalla strage di via Fani, dove morirono gli agenti di scorta del leader Dc Aldo Moro, a sua vota ucciso dalle Br, a farla da padrone non è più tanto il ricordo di quel momento oscuro della Repubblica, quanto l’assimilazione a quella che fu l’epoca stragista alle contestazioni studentesche pro Palestina delle ultime settimane, quelle che prima hanno portato ai fatti di Pisa e che poi hanno visto protagonista il direttore di Repubblica, Maurizio Molinari, all’Università Federico II di Napoli, a cui un gruppo di studenti ha impedito di parlare. Ieri, la premier Giorgia Meloni ha voluto ricordare, con un post su X, le vittime del 16 marzo 1978 a via Fani "servitori dello Stato che hanno dato la vita per difendere la nostra democrazia, la nostra Repubblica e le sue Istituzioni", seguita, sulla stessa linea, dai presidenti di Camera e Senato.

Ma a fare rumore sono state piuttosto le parole del ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, che ha appunto messo in parallelo il terrorismo e le manifestazioni studentesche, sostenendo che "la tolleranza del passato verso questi episodi ha portato al terrorismo fino all’episodio di Aldo Moro che, col suo sacrificio, creò un allarme democratico così ampio che ci permise di sconfiggere l’eversione e il terrorismo", ha sostenuto, definendo poi i contestatori "squadristi rossi dei centri sociali". Tutte accuse respinte dagli studenti: "Ci meraviglia che la stessa attenzione non sia stata data agli oltre 30mila morti palestinesi e alla distruzione di ospedali e università". Netto anche il vicepremier e leader leghista Matteo Salvini: "È gravissimo che, ancora oggi e perfino nelle università, ci sia qualcuno che strizza l’occhio ai brigatisti". Rincara il presidente dei senatori Fdi, Lucio Malan: "Le Br pensavano che i loro ideali di ‘giustizia proletaria’ fossero così alti da giustificare violenza e assassinio di persone con ideali diversi. Un modo di pensare che non è passato: pochi giorni fa una docente universitaria ha omaggiato la memoria e le idee della brigatista Barbara Balzerani". Un riferimento alla professoressa di filosofia della Sapienza, Donatella Di Cesare, che torna anche nelle parole del presidente dei senatori Fi, Maurizio Gasparri. "È una vergogna che qualcuno provi nostalgia in questi tempi per chi si è reso responsabile di questi omicidi. Onore ai caduti, vergogna per la Di Cesare". Contro le parole di Lollobrigida si è scagliata la capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra alla Camera Luana Zanella: "Quanto è successo alla Federico II non può essere letto come un’anticipazione di possibili nuove forme di terrorismo paragonabili a quelle che abbiamo vissuto in contesti completamente differenti. Il ministro Lollobrigida dovrebbe soppesare le parole". Sulla stessa scia Wanda Ferro (FdI), sottosegretario all’Interno: "È una deriva preoccupante quella determinata da ci ritiene di potere impedire il diritto alla libera espressione del pensiero, ancor più nelle Università. Che poi sono gli stessi che si fregiano di essere antifascisti".

Tutte accuse rimandate al mittente dagli studenti universitari di Napoli che, all’indomani delle contestazioni e delle "accuse di comportamento antidemocratico che ci sono state rivolte" si chiedono "cosa resti di democratico quando le forze dell’ordine che strattonano e prendono per i capelli di ragazzi per non farli entrare in un luogo pubblico deputato alla formazione. In Italia la democrazia è in uno stato necrotico". La Rete studentesca per la Palestina di Napoli ha poi sottolineato che "ieri è stata selezionata la platea non consentendo a tutti di parlare" e rende noto di aver ricevuto la solidarietà dai ‘colleghì di Pisa. "L’ostacolo incontrato è stato lo stesso – evidenziano – un plotone di forze dell’ordine: loro per strada noi in un luogo per la formazione".