Lo scudo penale elimina uno squilibrio

Gabriele Canè In fondo nessuna delle due parti chiede l’impossibile. I pazienti di essere curati al meglio, nei tempi e nei modi....

Canè

In fondo nessuna delle due parti chiede l’impossibile. I pazienti di essere curati al meglio, nei tempi e nei modi. I medici di poterlo fare, consci di rispondere delle proprie eventuali responsabilità, ma senza dover andare in reparto o in sala operatoria accompagnati da avvocato e assicuratore. Sembrerebbe di dire una banalità, se non ci fossero 300mila cause che pendono nei nostri tribunali, di cui 35mila con richiesta di risarcimento, a carico di sanitari accusati di non aver fatto il loro dovere. E di doverne rispondere penalmente. Sempre. Lo scudo che ha già funzionato per il Covid, che entrerà nella riforma della sanità, e auspicato nella mozione approvata in Parlamento, appare insomma come un atto di giustizia e di garanzia per tutte le parti in causa. Perché un medico sul filo del rasoio dei codici, non è un medico sereno, messo nelle condizioni di curare al meglio. Perché un medico che ordina una raffica di esami anche per un raffreddore, nel dubbio che possa succedere qualcosa al paziente e lui incolpato di negligenza, rende un servizio inutile al malato e costoso allo Stato: 10 miliardi all’anno per la cosiddetta medicina difensiva. Perché l’assistito e i parenti debbono sapere che in caso di dolo non c’è scusa che tenga: chi ha sbagliato paga. È giusto. Ma se dolo non c’è, non si può pensare che il camice bianco e le casse sanitarie siano ossa da spolpare. Perché ci sono errori, e dolori, che non hanno prezzo, e tante pretese in cui il prezzo non c’è, o è ingiusto. Non a caso il 90% della cause finisce con l’assoluzione. Ma intanto, avvocati, sospensioni. Spese. Come l’abolizione dell’abuso di atti d’ufficio per i sindaci, lo scudo penale per i medici non getta un colpo di spugna: elimina uno squilibrio. Perché medico e paziente, in realtà non sono parti o addirittura controparti, avversari di cui diffidare. Sono una squadra. Che lotta per la salvezza.