L’Europa timida, appesa al voto del 2024

L'instabilità politica nel Mediterraneo è una sfida per l'Europa. L'Italia cerca soluzioni tampone, ma senza un piano europeo coordinato, la stabilizzazione dell'area e il controllo dei flussi migratori richiederanno anni.

Castellani

Il Mediterraneo è oggi l’area politica instabile per eccellenza. Non solltanto per la guerra in medio-oriente o per i colpi di stato nel Sahel che si riverberano sul mare nostrum, ma per la difficoltà degli europei di stabilizzare le relazione con i paesi nordafricani. In particolare, nazioni come l’Italia hanno interesse a sviluppare accordi per due ragioni: una è quella della diversificazione energetica, l’altra è quella dell’immigrazione. Quest’ultima rappresenta il tema politico più caldo del nostro continente, come dimostra anche il recente successo del nazionalista Wilders in Olanda. È tuttavia difficile capire a che punto sia l’Europa su questo. L’accordo con la Tunisia è una buona intuizione, generata dal duo Meloni-von der Leyen, ma le risorse a disposizione sono troppo poche per convincere Saied a frenare davvero i flussi migratori. Sull’iniziativa c’è poco accordo nella Commissione per ragioni politiche e quindi non si conclude. Da qui la ricerca del governo italiano di soluzioni tampone alternative, come quella con l’Albania.

Non va meglio in Libia dove la ricostruzione di uno Stato è ancora di là da venire e i paesi europei non riescono né a fornire stabilità né a scegliere una parte da cui stare. Lo scenario è aggravato dalle elezioni europee in arrivo, nessuno intende prendere una iniziativa alla fine del mandato. Pertanto tra campagna elettorale, voto e insediamento della nuova Commissione passerà almeno un anno in cui l’Ue potrà fare ben poco. L’Italia da sola non può risolvere granché ma avendo un governo stabile può portarsi avanti rispetto a Bruxelles cercando di tessere una tela diplomatica da riempire di risorse nel 2025 sempre che gli equilibri politici europei permettano di agire con decisione. Serviranno anni per stabilizzare l’area e avere controllo dei flussi migratori. Il piano Mattei è una mossa giusta ma senza un piano europeo coordinato esso può avere effetti positivi per l’Italia soltanto nel lungo periodo.