Sabato sera, nella nuova Arena di Chișinău, capitale della Moldavia, c’erano più di seimila persone ad accogliermi. Un pubblico caloroso che, per due ore, ha cantato e ballato assieme a me. Nessun segnale di contestazione o di intolleranza. La sera prima, all’aeroporto, mi ha accolto l’ambasciatore italiano in persona. Fuori dallo scalo c’erano duecento giovani moldavi che mi hanno dato il benvenuto, intonando “Gelato al cioccolato”.
Mentre la Lituania mi impedisce di lavorare e il console onorario italiano in Belgio, Dominique Petta, mi telefona per chiedermi (in virtù di non meglio precisate pressioni mediatiche) di rinunciare al concerto già programmato da tempo per il primo giugno a Blegny c’è, per fortuna, chi dimostra di aver capito qual è il ruolo della musica, dell’arte e della cultura in generale, in questi tempi di “follia”. Io, finché avrò voce, non smetterò mai di cantare, ovunque mi accolgano,
le mie canzoni di amore e di pace.
Pupo