Lunedì 20 Maggio 2024
COSIMO ROSSI
Politica

Intervista a Malan: "I nuovi Cpr? Sicuri. Il centrosinistra contro l’accoglienza"

Il capogruppo al Senato di FdI: non sono centri di reclusione "Lasciare l’Africa a Russia, Cina e Iran è un rischio per l’Europa".

Intervista a Malan: "I nuovi Cpr? Sicuri. Il centrosinistra contro l’accoglienza"

Intervista a Malan: "I nuovi Cpr? Sicuri. Il centrosinistra contro l’accoglienza"

Senatore Lucio Malan, capogruppo di Fratelli d’Italia, i Centri di riconoscimento dei migranti che il governo ha in progetto stanno suscitando forti riserve da parte non solo dei governatori del centrosinistra. Siete sicuri sia la strada giusta?

"C’è un piano di distribuzione che dovrà essere attuato. Nelle misure approvate ci sono tutti gli elementi per far in modo che questi centri non danneggino l’ordine pubblico delle aree dove andranno a collocarsi. Certo, mi pare notevole che anche i governatori del centrosinistra si oppongano all’accoglienza, quando la segretaria del Pd Schlein ha sottoscritto il ddl Magi, che praticamente toglie ogni limite all’immigrazione".

I Centri non le sembrano più un luogo di reclusione che di accoglienza?

"No. Dove dovremmo mettere queste persone? L’alternativa è respingerle. Ci vogliono dei luoghi di identificazione per l’esame dei titoli che hanno per potersi fermare o meno in Italia".

E 18 mesi dietro le sbarre non sono reclusione?

"Non è reclusione: è trattenere. In Australia, dove governano i laburisti, deportano i migranti in un’isola lontana dal continente per non so quanto tempo".

In Africa rischiano di deflagrare conflitti che possono provocare ondate di profughi. Come affrontare queste emergenze?

"Proprio per questo bisogna, per un verso, attrezzarsi a evitare che queste ondate vegano ulteriormente facilitate, incoraggiando migliaia di persone a venire verso il nostro Paese. Che sia per ragioni di instabilità o economiche, per gli abitanti di questi Paesi la soluzione non può essere venire in Italia senza prospettive. Per altro verso, la gestione del piano Mattei e dell’attività politico diplomatica del presidente Meloni vanno in direzione di un interesse per l’Africa come l’Ue e le istituzioni internazionali finora non hanno mai esercitato. Occorre lavorare perché questi Paesi possano svilupparsi, a partire dalle loro straordinarie risorse naturali. In questo quadro la forte presenza russa e cinese, e anche l’attività iraniana, sono doppiamente pericolose: direttamente per l’instabilità che creano in Africa e indirettamente perché una presenza così ostile a poche centinaia di chilometri dai nostri confini è preoccupante".

Da esponente che è stato impegnato nella chiesa valdese, si trova in sintonia col recente sinodo che esorta al soccorso dei profughi in quanto "non sono numeri"?

"L’appello con cui il sinodo valdese ricorda la necessità di un trattamento umano e di interessarsi alla sorte delle persone che migrano è ampiamente condivisibile. Proprio per preoccuparsi di ciò, bisogna che il fenomeno avvenga in modo ordinato. Bisogna fare in modo che l’afflusso non venga gestito dalla criminalità prima, durante e a volte anche dopo l’arrivo in Italia. E dobbiamo interessarci non solo di coloro che attraversano il Mediterraneo, ma anche di quanti non possono e non vogliono lasciare i paesi di origine, facendo in modo che i trafficanti non dipingano l’Italia come paese del bengodi".

Tra decreto Caivano e migranti, si ha l’impressione che in poche settimane il governo abbia fatto ampio ricorso ad aumenti di pene e misure di reclusione...

"Per quanto riguarda i migranti non è reclusione. Per i minori non c’è un abbassamento dell’età per la responsabilità penale. E si tratta di misure atte a fronteggiare il fenomeno della criminalità minorali, che i fatti di Caivano hanno evidenziato, ma è un problema di più vasta portata. Non si può pensare che, solo perché si è minori, non ci sia alcuna conseguenza ad atti gravissimi".