Venerdì 12 Aprile 2024

Ilaria Salis in carcere. Mattarella chiama il padre: "Vicino alla vostra famiglia. Speravo in giorni diversi"

Dopo i manganelli e Pioltello, nuovo intervento del presidente sul tema dei diritti "La disparità di trattamento ha colpito l’opinione pubblica. Farò il possibile".

Ilaria Salis in carcere. Mattarella chiama il padre: "Vicino alla vostra famiglia. Speravo in giorni diversi"

Dopo i manganelli e Pioltello, nuovo intervento del presidente sul tema dei diritti "La disparità di trattamento ha colpito l’opinione pubblica. Farò il possibile".

"Grande vicinanza e interessamento". Sono il sentimento e l’impegno espressi dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella nella telefonata fatta ieri a Roberto Salis, padre di Ilaria, la cittadina italiana reclusa da 13 mesi in un carcere di Budapest con l’accusa di essere venuta alle mani insieme ad altri con un gruppo di neonazisti e le cui immagini in catene hanno suscitato sdegno unanime. Un caso in cui il capo dello Stato ravvisa "la differenza tra il nostro sistema, ispirato saldamente ai valori europei", e quello ungherese.

Nei giorni scorsi alla insegnante 39enne sono stati negati per l’ennesima volta gli arresti domiciliari dai giudici magiari, mentre la Corte di Appello di Milano ha respinto la richiesta di consegnare Gabriele Marchesi, coimputato di Ilaria, sottolineando il rischio di una detenzione che non rispetti i diritti inviolabili della persona. "Questa disparità colpisce la nostra pubblica opinione" ad avviso di Mattarella.

"Speravo fossero giorni diversi", si è rammaricato il presidente parlando con Salis, che venerdì gli aveva scritto una mail sollecitando un intervento per "smuovere il governo che non ha fatto nulla". Una solerzia molto appressata dal padre dell’insegnante, "colpito dall’empatia" del capo dello Stato. Che per parte sua ha promesso di tenersi in contatto e assicurato il proprio interessamento, per quanto i margini di manovra diretti siano limitati e passino per l’esecutivo.

La sola telefonata a Salis suona tuttavia come un sollecito al governo, che non resterà probabilmente con le mani in mano. "Parole importanti, ma non politicizzare", interviene per la maggioranza il solo Maurizio Lupi (Noi moderati). Mentre la responsabile giustizia dem Debora Serracchiani e Riccardo Magi di +Europa si compiacciono dell’intervento augurandosi che solleciti l’inerzia dell’esecutivo.

A nove anni dall’inizio del primo mandato, le calibrate esternazioni del presidente Mattarella delle ultime settimane paiono avere inaugurato una pacata quanto attenta strategia di puntellamento dei perimetri istituzionali. Il 24 febbraio scorso, dopo le immagini delle violenze sugli studenti pisani, chiama con scelta irrituale il ministro dell’Interno per fargli presente "l’autorevolezza delle Forze dell’ordine non si misura sui manganelli". Il 5 marzo fa presente a maggioranza e minoranza che "il capo dello Stato ha il dovere di promulgare le leggi anche se non gli piacciono o non le condivide". Il 13 marzo, incontrando giovani influencer, ricorda, con evidente riferimento alle riforme, che "l’Italia è una, non una somma di repubbliche e neanche una federazione di repubbliche" e la Costituzione "è estremamente giovane perché è stata fatta con tanta saggezza". Il 18 marzo, incontrando la polizia penitenziaria, richiama l’attenzione sull’emergenza carceri e il "sovrappiù di responsabilità" che richiede.

Infine, il 26 marzo, si affretta a spegnere le polemiche sulla chiusura della scuola di Pioltello per il Ramadan, recapitando il proprio apprezzamento per "il lavoro che il corpo docente e gli organi di istituto svolgono nell’adempimento di un compito prezioso e particolarmente impegnativo".