Il voto polacco e i riflessi sull’Italia

Castellani

Dalle elezioni polacche, dove l’opposizione ha prevalso sull’uscente maggioranza di destra nazionalista, giungono due notizie. La prima è che un Paese che era considerato dagli esperti sull’orlo dell’autoritarismo non si è rivelato tale poiché nei Paesi autoritari l’opposizione in genere non vince le elezioni. Il risultato del voto segnala che la radicalizzazione della destra è stata rigettata dall’elettorato polacco. La seconda notizia invece riguarda le prossime Europee e il rapporto tra il gruppo dei popolari e quello dei conservatori. Già perché il PiS polacco è tra i maggiori attori, insieme a Fratelli d’Italia, del gruppo europeo dei conservatori mentre il primo partito della nuova maggioranza polacca, guidato da Donald Tusk, appartiene al Partito popolare europeo. Visti gli esiti del voto è improbabile che il PiS accetti di allearsi in Europa col Partito popolare che in patria lo ha scalzato dal governo. Al tempo stesso è oramai noto che la leadership dei popolari europei, in particolare Manfred Weber e Roberta Metsola, ricerca nuovi alleati per allargare a destra la coalizione e guadagnare peso politico rispetto a liberali e socialisti. Fratelli d’Italia si ritrova così a un bivio: restare fedele al PiS e ai conservatori col rischio di restare fuori dalla futura maggioranza europea oppure cercare un’alleanza con i popolari per entrare nella maggioranza anche a costo di rompere con alcuni alleati conservatori? Questo enigma si scioglierà molto probabilmente soltanto dopo il voto, quando i rapporti di forza tra partiti saranno chiari. Tuttavia, al governo italiano conviene essere parte della prossima maggioranza e Commissione Europea. Un PiS perdente in patria è più facile da abbandonare a se stesso, mentre altri partiti conservatori potrebbero seguire Meloni nella sua alleanza con il Ppe. È una scelta che proietterebbe l’Italia e la premier in una nuova dimensione di governo, con una maggiore centralità del nostro Paese a Bruxelles.